Giornata Mondiale dell’Alimentazione: ecco com’è andata

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Si è svolta ieri 16 ottobre la Giornata mondiale dell’Alimentazione. Organizzato dalla Fao, l’evento ha avuto come tema quello dei “Prezzi degli alimenti – dalla crisi alla stabilità”.

Non a caso il 16 ottobre, visto che lo stesso giorno, nel lontano 1945 fu fondata la Food and Agriculture Organization dalle Nazioni Unite.

Celebrata contemporaneamente in 150 Paesi, la Giornata mondiale dell’alimentazione quest’anno ha fatto convergere l’attezione sulle tematiche della fluttuazione dei prezzi dei generi alimentari, soprattutto di quelli in rialzo, e sulle conseguenze ad essa legate che, secondo la Fao, rappresentano la maggiore minaccia alla sicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo.

Si sa, piove sempre sul bagnato. Ad essere più colpiti da queste continue oscillazioni sono i paesi più poveri del mondo. Secondo le stime fornite dalla Banca mondiale, nel biennio 2010-2011 l’aumento dei costi degli alimenti ha portato quasi 70 milioni di persone a condizioni di povertà estrema.

Dal canto suo, l’AIAB, l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica, in occasione della 37a sessione del Comitato delle Nazioni Unite sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS) che si svolgerà da oggi 17 ottobre fino al 22, sarà presente per sottolineare l’assoluta necessità di trovare una soluzione al problema della fame nel mondo legato alla sovranità alimentare. Tra gli argomenti oggetto di discussione vi saranno: il possesso della terra, la volatilità dei prezzi alimentari, le discriminazione di genere, la nutrizione e gli investimenti agricoli.

Già, l’accaparramento della terra, il cosiddetto “land granbbing”, secondo gli addetti ai lavori, è uno dei nodi della questione. Un vero e proprio scandalo che dimostra come “il sistema alimentare e agricolo industriale dominante stia spingendo sempre più agricoltori e consumatori verso la povertà“.

Nel mondo si produce abbastanza cibo per sfamare tutti – sostiene l’AIABma il controllo della terra, le risorse produttive e la filiera alimentare sono sempre più concentrati nelle mani di pochi. Abbiamo bisogno che gli Stati adottino misure efficaci e forti per proibire il land grabbing e adottare politiche che sostengano davvero i piccoli agricoltori e le pratiche agricole sostenibili“.

Andrea Ferrante, presidente nazionale AIAB, ha fornito alcune valide proposte per iniziare ad affrontare il problema: “Garantire l’accesso alla terra, alle risorse e ai mercati per i produttori di cibo attraverso rigorose politiche pubbliche dovrebbe essere la priorità principale quando si parla di soluzioni per le crisi alimentari. Sono i contadini,e non le grandi industrie, a fare i maggiori investimenti in agricoltura. Iniziative politiche dettate solo dagli interessi industriali e dai profitti non possono che indebolire ulteriormente sia la posizione degli agricoltori che quella dei consumatori“.

Coldiretti, invece, ha puntato il dito contro gli sprechi. Secondo l’associazione infatti, un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato, per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, equamente divisi tra paesi industrializzati (670 milioni di tonnellate) e quelli in via di sviluppo (630 milioni di tonnellate), soprattutto ortofrutta, radici e tuberi commestibili: “Il problema riguarda anche l’Italia dove a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate che – sottolinea la Coldiretti equivale ad un valore annuale di ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l’alimentazione a ben 44 milioni di persone, un numero superiore di cinque volte agli 8,3 milioni i cittadini nazionali che vivono in povertà secondo il Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia della Caritas. Una razionalizzazione della filiera alimentare con un taglio agli sprechi potrebbe contribuire in modo determinante a risollevare molte famiglie dalla povertà come dimostrano le numerose iniziative adottate negli ultimi anni“.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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