Locandina_Cinemambiente_2011

È dedicata al Giappone, la quattordicesima edizione di Cinemambiente. Lo si capisce fin dalla locandina, dove si è scelto di usare l’origami di una gru come simbolo di speranza per il Paese del Sol Levante, trafitto dalla tragedia dello tsunami e dall’esplosione di Fukushima. Tutti i visitatori che dal 31 maggio affolleranno le sale cinematografiche torinesi in cerca di punti di vista internazionali sul fronte della battaglia per la difesa dell’ambiente, riceveranno poi un cartoncino con cui realizzare un piccolo origami da spedire in Giappone. L’obiettivo è raccoglierne mille, quanti ne servono per fare in modo che, secondo la leggenda, un desiderio si avveri.

Pur con lo sguardo girato verso est, Cinemambiente quest’anno più che mai si arricchisce di prime nazionali, internazionali e ospiti di rilievo provenienti da tutto il mondo. Oltre cento i film presentati. Tre concorsi e sette giurie per un totale di ventotto giurati e un risultato da battere: ventimila spettatori registrati nell’edizione 2010.

Quest’anno però si sfodera l’asso nella manica. Sarà Michael Cimino, regista de Il Cacciatore e di altri capolavori del cinema a guidare la giuria responsabile di premiare il Miglior Documentario tra quelli in concorso.

Numeri e nomi altisonanti testimoniano il crescente interesse di critica, oltre che di pubblico, raggiunto dalla piccola kermesse cinematografica, paladina in questi anni della diffusione di una cultura dell’ambiente attraverso film, documentari e video animati. Accanto all’attività di ricerca di titoli - e spesso anche di finanziamenti – per la settimana di proiezioni, Cinemambiente, infatti, porta avanti anche un progetto didattico di educazione ambientale, condotto tramite la promozione e la diffusione dell’archivio filmico nelle scuole. Accedendo al sito, qualunque docente può scegliere tra un vasto numero di film e dossier da far vedere in classe e usare come risorsa per riflessioni e dibattiti.

Per il 2011, i temi caldi che il festival porta all’attenzione del pubblico rispecchiano le istanze degli ultimi mesi: il nucleare, lo smaltimento dei rifiuti, la privatizzazione dell’acqua e il consumo del suolo.

Si inizia il 31 maggio con la proiezione di “Waste Land”, candidato all’Oscar come miglior documentario: storia dedicata a raccontare la vita di Vik Muniz, artista che realizza le sue opere a partire dagli oggetti ritrovati nella discarica di Rio De Janeiro.

Si conclude con “También la lluvia – Even the rain”, film vincitore del Goja spagnolo che narra la vicenda di una troupe cinematografica coinvolta suo malgrado nelle vicende che sconvolsero la Bolivia all’epoca della guerra dell’acqua.

Nel mezzo, tra gli altri titoli, “Into eternity” film che si interroga sul futuro del sito per scorie nucleari in corso di realizzazione in Finlandia, “Polvere” documentario tutto italiano sul processo dell’Ethernit, la fabbrica che a Casale Monferrato ha fatto registrare 30.000 morti per malattie derivate dall’amianto, “Solartaxi” la storia di un professore svizzero che ha compiuto il giro del mondo con un’auto a pannelli solari e “Taste the Waste” sullo spreco del cibo.

Oltre che per le file davanti ai cinema, Cinemambiente si fa riconoscere anche per tutte le iniziative che negli stessi giorni del festival si concentrano a Torino. Tra aperitivi letterari parlando di spreco alimentare e incontri con i registi discutendo di deforestazione, la città ospita la prima FierAmbiente, il mercato della sostenibilità e un circuito di proiezioni sui tetti dei palazzi. Inoltre, il 5 giugno proprio a Torino si svolge il Bike Pride, la manifestazione con la quale il popolo dei ciclisti si riappropria delle strade. L’anno scorso aveva fatto segnare alcune migliaia di presenze e un po’ di scandalo per le mise naturiste dei protagonisti. Quest’anno, l’aplomb sabaudo dovrà fare i conti con un passaparola che porterà in città altrettanti agguerriti ciclisti, pronti a occupare le vie del centro.

Pamela Pelatelli

 

 

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