salone-mobile-milano-2011

Cinquant' anni e non dimostrarli. Quest’anno il Salone del Mobile compie il suo primo mezzo secolo di vita e non ne fa certo mistero. Anzi, invecchiando ringiovanisce. E se ne vanta. La città di Milano per l’occasione si veste a festa e apre palazzi, cortili, negozi e aree industriali in una corsa all’allestimento più stupefacente, glamour, luccicante o minimalista. Una fiera delle vanità alla quale partecipano duemilacinquecento produttori presso la Fiera di Rho - dove si svolgono i consueti Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, il Salone Satellite e le Biennali di Euroluce e Salone Ufficio - e altrettante realtà distribuite in giro per il centro cittadino, racchiuse sotto il cappello dell’ormai affermato FuoriSalone 2011.

Districarsi tra le proposte è impresa ardua. Le chiavi di lettura sono ovviamente molteplici: una rispetto alla quale era difficile venir meno è quella storica.Cinquant’anni sono un’occasione per guardarsi alle spalle e fare il punto sul percorso fatto. E di strada, dal dopoguerra a oggi, il design italiano ne ha percorsa. Uno spettacolo di Laura Curino intitolato Mani grandi, senza fine. Nascita e ascesa del design a Milano: i Castiglioni, Magistretti, Menghi, Sottsass, Viganò, Zanuso e un quarto allestimento all’interno del Triennale Design Museum, Le fabbriche dei sogni, ripercorrono le idee, le visioni e le esperienze dei padri del passato. Quelli che, come li descriveva Sottsass in Scritto di Notte erano un gruppetto di scatenati sognatori, di fanatici progettisti di un possibile mondo nuovo, un mondo onesto, pulito, chiaro, un mondo per tutti, un mondo che sparavano l’industria avrebbe potuto realizzare”.

Zona_Tortona

Come di fronte ad una maschera bifronte, da un lato lo sguardo punta al passato, dall’altro si rivolge al futuro. Non tanto con l’obiettivo di individuare le tendenze del prossimo anno – l’arredamento non cambia con la stessa frequenza della moda – quanto con quello di guardare alle interessanti e sempre più complesse forme di ibridazione con le quali il design si confronta quando parla la lingua del contemporaneo.

Accade per esempio in Piazza Duomo dove viene allestito Principia – stanza e sostanza delle arti prossime: un padiglione contenente otto ambienti, ognuno dei quali concepito per esprimere un principium originato dalla scienza come motore per realizzare opere sonore, visive, architettoniche e di arti industriali.

Accade nel cortile dell’Università Statale di Milano dove la rivista Interni si fa portavoce di una riflessione sul tema della sostenibilità vista sotto il profilo di una necessaria evoluzione del processo progettuale in concomitanza con una consapevolezza della fragilità ambientale. Interni Mutant Architecture & Design ospita numerose opere di architetti e designer, ognuno con un proprio approccio e una propria visione del problema. Il filo conduttore è trovate soluzioni che siano capaci di non provocare danni al territorio, evitando sprechi, ottimizzando le risorse, potenziando un’architettura a misura di risorse disponibili.

Secondo codici più accattivanti anche il mondo del fashion guarda con sempre maggiore curiosità a quello del design per espandere le proprie narrazioni in territori nuovi. Spesso anche dal sapore green. Replay ad esempio, nello store di Corso Vittorio Emanuele, mette in scena l’installazione ambientale HydroCobweb, realizzata da Studiomobile, una grande macchina sospesa da un reticolo di fili che, con un grande corpo centrale desalinizza l’acqua del mare, alimentando, attraverso numerosi tentacoli, degli orti idroponici. Oppure Patrizia Pepe che per l’occasione allestisce un Giardino segreto.

Al netto dell’immagine di marca sta invece la proposta di Eco-ntamination che nella location dello Spazio Botta propone una selezione non convenzionale di prodotti, idee, aziende che stanno facendo dell’etica un must della propria produzione: dai tessuti ecologici alle borse fatte con le linguette delle lattine fino ai cosmetici naturali.

L’ecosostenibilità come valore progettuale si intrufola negli spazi del Salone, senza fare più rumore. Accade così che presso l’Ortofabbrica di Via Savona diversi artisti siano chiamati a confrontarsi con modalità artigiane e rispetto della natura o che negli spazi de La Fabbrica del Vapore di via Procaccini si susseguino circa 70 iniziative tra esposizioni, eventi, performance, workshop, happening, incontri, proiezioni, concerti, rassegne, installazioni permanenti e architetture temporanee uniti dal desiderio di indagare il design sensibile.

La_fabbrica_dei_sogni

Se il Salone infine è l’occasione in cui il Made in Italy può pavoneggiarsi sul fronte internazionale, spesso è anche opportunità per sbirciare quanto viene pensato, fatto, ideato in altri Paesi. A questo scopo, è dedicata per il secondo anno consecutivo Ventura Lambrate, ex zona industriale della città immersa nel popolare quartiere che sulla scia dell’operazione già ampiamente riuscita con Zona Tortona – sede storica del Fuori Salone – si ricolloca sulla cartina della città. Tra i quarantacinque espositori sono presenti studi israeliani, libanesi, britannici e poi progettisti dall’Australia, Canada, Francia, Germania e ovviamente una dominante presenza dall’Olanda e Paesi Bassi, presente tramite Organisation in Design un’idea che raccoglie il meglio della produzione nazionale.

Dalle sollecitazioni più razionali a quelle più emozionali, in piazza San Fedele – accanto alla Scala - Attilio Stocchiinfine trasformerà una zona nel pieno centro di Milano in un Theatrum Naturae fatto di alberi avvolti dalla nebbia e stormi di uccelli cinguettanti.

Pamela Pelatelli

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