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Si prevedono 200.000 visitatori per l’edizione del Salone del Gusto 2010 che si è inaugurata ieri a Torino, l’ottava della sua storia. Ad attenderli, gli ampi spazi del Lingotto Fiere, ospiti provenienti da 160 Paesi e stand di prodotti enogastronomici di tutto il mondo selezionati secondo il trittico di Slow Food: Buono Pulito e Giusto.

Alla cerimonia di inaugurazione, a fianco del patron, Carlin Petrini, c’erano Dacian Ciolos, Commissario europeo all’Agricoltura, Giancarlo Galan, ministro delle Politiche Agricole, le autorità locali, Roberto Cota, presidente della Regione Piemonte e Sergio Chiamparino, sindaco di Torino. Un parterre illustre e internazionale che testimonia come questa manifestazione, e il movimento che la sostiene, sia giunta, in poco più di dieci anni, a coinvolgere non solo contadini e consumatori ma anche le Istituzioni.

E proprio il ruolo delle politiche a favore dell’agricoltura è stato al centro del dibattito con cui si è dato il via a questa cinque giorni di assaggi e di approfondimenti sul gusto e sul valore del cibo.

L’attenzione della manifestazione si concentra quest’anno sull’esigenza di riavvicinare le giovani generazioni alla Terra e al lavoro agricolo. Non solo tramite la restituzione di un’immagine credibile e moderna del contadino, ma soprattutto tramite “forme di retribuzione giuste, riduzione della burocrazia e facilitazione dell’accesso al credito” – dice Carlo Petrini nel suo discorso introduttivo.

Le storie di molti giovani neo-agricoltori saranno al centro della conferenza che proprio oggi si svolgerà all’interno del Salone.

Su questo fronte si sono aggiunte anche le voci del Ministro Galan che ha ribadito l’esigenza che il lavoro agricolo torni ad essere redditizio e quella del Commissario Ciolos che ha confermato come “scopo della nuova Pac (Politica Agricola Comune) sarà quello di realizzare sistemi produttivi che sostengano e convincano i contadini a restare e valorizzare le proprie terre”.

Nel frattempo fuori dalla sala, centinaia di persone cominciavano ad affollare gli stand allestiti, inebriati da odori, colori e sapori noti e meno noti. A differenza delle precedenti edizioni, quest’anno la disposizione dei cibi non ha seguito la classica suddivisione in generi alimentari (ortaggi, formaggi, salumi) ma ha rispettato semplicemente le aree geografiche di provenienza. In primo piano gli espositori e i presidi internazionali tramite i quali scoprire esemplari di frutta, verdura e carni dall’Africa o dall’Oceania. A seguire le già note (per molti ma non per tutti) specialità nazional-popolari che Slow Food da anni contribuisce a conservare e valorizzare in Italia e nel mondo.

Non manca un ampio programma di Laboratori del Gusto in cui avvicinarsi a sapori spesso poco noti al palato attraverso l’aiuto di un cuoco, di un sommelier o dello stesso produttore.

Anche quest’anno inoltre il Salone si conferma la kermesse in cui il piacere del cibo si unisce alla consapevolezza del consumo e quindi dell’impatto, in termini ambientali, che una manifestazione di questo genere possiede. Attraverso un complesso piano di progettazione che ha coinvolto tutti gli attori che hanno contribuito all’organizzazione, si tenterà di ridurre il peso ambientale dell’evento fino al 65% . Tra stand in Greenpallet®, isole ecologiche, piatti e forchette in MaterB®, si parlerà di cibo, di agricoltura, di gusto, di ambiente. E si tenterà di praticare forme nuove e consapevoli di comportamento.

Pamela Pelatelli

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