Salone del Gusto e Terra Madre 2010: nuove idee per ridurre l'impatto ambientale dei grandi eventi

SdG-TM_OrizzontaleLogo

Si fa ardita la sfida che Slow Food lancia ai partecipanti e ai visitatori della settima edizione del Salone del Gusto e Terra Madre che si terrà a Torino tra il 21 e il 25 ottobre 2010. Nel corso del biennale appuntamento che conduce migliaia di persone da tutto il mondo a darsi appuntamento per parlare di cibo, territorio, biodiversità e comunità, l’obiettivo quest’anno è diminuire ulteriormente l’impatto ambientale del grande evento per fare in modo che solo un 35% della massa di rifiuti, energia necessaria e risorse utilizzate ricada in modo negativo sull’ambiente.

Tutto il resto, un ben calcolato 65% dovrà riuscire a essere integrato nell’ecosistema naturale e sociale senza che esso rappresenti un onere.

Già due anni fa i risultati avevano parlato chiaro: 45% di riduzione dell’impatto. Per quest’anno il gruppo di lavoro costituito ad hoc per portare avanti il progetto “Eventi a ridotto impatto ambientale” formato da giovani studenti e ricercatori del Politecnico di Torino e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo punta a fare le cose in grande. Anche perché in due anni numerosi passi in avanti sono stati fatti.

Qualche mese fa vi avevamo illustrato in dieci punti le caratteristiche del modello applicato per la progettazione e la realizzazione del Salone 2008. A partire da quei principi si è ragionato, parlato e ci si è confrontati. 22 nuove idee sono state messe in atto per poter migliorare la performance del 2010 di un ulteriore 20%.

Franco Fassio, responsabile del progetto insieme con Cristian Campagnaro, ci ha illustrato le iniziative che quest’anno faranno la differenza: “Rispetto alla precedente edizione nella quale eravamo riusciti ad incidere sull’impatto dell’ allestimento solo tramite l’utilizzo di una moquette ecologica, questa volta tutte le bancarelle, gli stand del mercato e le aree espositive sono realizzate usando i Greenpallet® dell’azienda Palm progettati secondo principi di eco-design e realizzati con legname certificato PEFC. Si tratta dell’80% dell’intero allestimento quindi una porzione molto rilevante di tutto il Salone. Inoltre tutti i pallet al termine dell’evento non verranno gettati ma ri-utilizzati dalle aziende Lavazza e Mapei per la logistica di trasporto delle merci. In secondo luogo è stato modificato il sistema di illuminazione a favore di strumenti a più bassa richiesta energetica. In quest’ ottica sono state coinvolte Ilti Luce che fornirà illuminazione a led e fibre ottiche e la Philips che mette a disposizione circa 1000 lampade a fluorescenza”.

Inaugurazione_-_Folla

Per il resto si rimettono in campo le forze che avevano garantito il successo di due anni fa. Si va dai supporti per la grafica in cartoncino riciclato alle stoviglie in Mater-Bi®, dall’utilizzo delle chiavette USB per le cartelle stampa ai codici QR per far scaricare le informazioni sul telefonino piuttosto che stampare carta, dall’uso di nuovi prototipi di packaging per la fruizione di cibi e bevande alla promozione dell’acciaio per gli imballaggi. Tante piccole soluzioni che si affiancano ai classici ambiti della raccolta differenziata e della mobilità alternativa.

Particolare attenzione verrà destinata quest’anno al recupero delle derrate alimentari (annoso problema per un salone dedicato al cibo) per il quale è prevista un’attività di servizio ad hoc e una cena finale realizzata da grandi chef a base di “cibo del giorno prima.

“Ciò che più è cambiato in questi 24 mesi – ci racconta Franco Fassioè la mentalità dei partner, 60 tra aziende grandi e piccole del territorio. Molte di quelle che un tempo si erano dimostrate scettiche nei confronti delle nostre richieste si sono adeguate, specie in ambito di materiali da utilizzare, arrivando forniti di documentazione sul ciclo di vita del prodotto contemplando già modalità per acquisire la materia e per dismetterla”.

Alla base del modello ideato dalla facoltà di Disegno Industriale del Politecnico di Torino c’è proprio la messa in atto di un sistema che cerca di imitare il più possibile quello della natura, la quale non prevede scarto nella misura in cui ciò che è output per qualcosa è input per qualcos’altro. Se due anni fa spiegare ciò sembrava difficile, oggi il cambio di paradigma sembra possibile. Luigi Bistagnino, responsabile scientifico del progetto, ha parlato di un passaggio di stato degli organizzatori che “stanno cominciando a capire che è possibile coniugare il conto economico con una maggiore sensibilità e attenzione nei confronti dell’ambiente”.

Parallelamente anche le istituzioni locali, che da sempre hanno sostenuto il progetto, a loro volta hanno confermato come il processo di riduzione di impatto progettato e implementato secondo il modello ideato dal Politecnico abbia permesso anche di ridurre le spese compensando ai tagli dei fondi pubblici solitamente versati per sostenere l’evento. E addirittura si vocifera che Torino nel corso dei prossimi dieci anni possa riuscire a riprodurre il modello del Salone a tutti i grandi eventi che si svolgono in città.

Con velocità contagiosa il progetto cresce e nel frattempo trova estimatori anche fuori dal territorio piemontese. Le prime indiscrezioni parlano del fatto che anche il Fuorisalone di Milano sia intenzionato a progettare la prossima edizione dell’evento secondo i principi individuati dal modello.

C’è una componente che però, neanche il più ferreo e preciso manuale di regole può controllare: l’uomo o meglio quelle migliaia di visitatori, delegati, standisti, giornalisti, che affolleranno il Salone tra il 21 e il 25 ottobre. A loro è affidata una consistente parte della buona riuscita di questo progetto e di tutti quelli che a esso si ispirano.

Pamela Pelatelli