Giornata della Felicità: da dove nasce e perché si celebra oggi

Giornata felicità

Si celebra ogni 20 marzo a ricordarci che anche la felicità è un bene prezioso: l’International Day of Happiness, ovvero la Giornata mondiale della Felicità istituita dalla Nazioni Unite sette anni or sono, vuole essere un modo per mettere da parte il nervosismo e le cose brutte e dare importanza alla contentezza e alle gratificazioni nella vita delle persone in tutto il mondo. Ma è davvero così semplice? Da dove nasce in realtà la Giornata mondiale della Felicità e perché la si celebra oggi?

Il tema di quest’anno è “Happier Together”, incentrato su ciò che abbiamo in comune piuttosto che su ciò che ci divide. Tutti vogliono essere felici e la vita è più felice quando siamo insieme. Sorridiamo agli altri, aiutiamo il prossimo, pensiamo in positivo e contagiamo chi ci sta intorno.

Nei fatti, l’idea che l’Onu abbia istituito una Giornata internazionale della felicità ha ricevuto critiche su parecchi fronti nel corso degli anni. Come si legge nella risoluzione, la felicità è uno “scopo fondamentale dell’umanità” e per arrivare a questo obiettivo è necessario uno sviluppo sostenibile ottenuto da una equilibrata crescita economica, dalla lotta alla povertà e dalla ricerca del benessere. Dunque? Perché tutto ciò accada è necessaria di base un’armonia politica, sociale ed economica. Nulla di più complicato.

Ma forse ciò che possiamo fare singolarmente è tenere a mente che siamo tutti umani e che la vita non consiste solo nel sopravvivere ma anche nel confortare il prossimo e nel rendere migliore ogni singolo momento: il miglior modo, insomma, per dirsi che in fondo la felicità umana è una questione molto seria.

Da dove e perché nasce la Giornata mondiale della Felicità e perché si celebra oggi

Fu il filantropo, attivista, statista e poi consigliere Onu Jayme Illien a gettare le basi di quella che sarebbe diventata la Giornata mondiale della Felicità, portando nel 2011 in assemblea l’idea e il concetto di creare un momento volto a sensibilizzare soprattutto gli alti funzionari delle Nazioni Unite.

Illien si fece così autore della risoluzione delle Nazioni Unite 66/281 “Giornata internazionale della felicità”, che è stata infine adottata dal consenso unanime di tutti i 193 stati membri dell’Onu il 28 giugno 2012.

Scriveranno nella risoluzione: “l’Assemblea Generale, consapevole che la ricerca della felicità è un obiettivo umano fondamentale, riconoscendo anche la necessità di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, lo sradicamento della povertà, la felicità e il bene di tutti i popoli, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata internazionale della Felicità e invita tutti gli Stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali e regionali, nonché la società civile, comprese le organizzazioni non governative e gli individui, a osservare la Giornata Internazionale della Felicità in modo appropriato, anche attraverso l’educazione e attività di sensibilizzazione del pubblico […]”.

Cosa vuol dire? Che la felicità (o la “ricerca della felicità”, come quel diritto inalienabile incluso nella Costituzione degli Stati Uniti) è una questione di primaria importanza: l’infelicità è di fatto un terreno fertile per il malcontento sociale con un circolo vizioso conseguente di crimine, conflitto e insicurezza. Ed è un problema serio anche per le imprese: i luoghi di lavoro infelici sono meno produttivi, hanno livelli più elevati di assenze per malattia, sono meno innovativi e meno divertenti.

Ma perché il 20 marzo? Perché è una giornata indissolubilmente legata all’equinozio di primavera, un fenomeno universalmente sentito come occasione di rinascita e di festa. E non solo, pare che questa data sia anche legata alla storia dello stesso Illien. Trentadue anni prima di fondare la Giornata Internazionale della Felicità, infatti, Jayme Illien era un orfano salvato dalle strade di Calcutta, in India, dall’ente di beneficenza della International Mission of Hope charities di Madre Teresa. Jayme Illien fu in seguito adottato – probabilmente proprio in questi giorni – da una donna americana bianca di 45 anni di nome Anna Belle Illien. Dopo l'adozione, Anna Belle Illien fondò la Illien Adoptions International, una società di assistenza sociale per minori senza fini di lucro.

felicità bambini

Se anche solo per un attimo una giornata così vale a ricordarci quanto la serenità e la felicità siano importanti, un momento del genere sia soprattutto da monito a governi, istituzioni e imprese perché creino le condizioni più favorevoli affinché un uomo possa ritenersi felice e soddisfatto. Qualsiasi visione di un futuro migliore include necessariamente questo aspetto.

Nel frattempo noi? Infondiamo positività e sicurezza nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nella nostra comunità e tentiamo di farla girare questa felicità!

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