Oggi 8 giugno è la Giornata mondiale degli oceani. Nato nel 1992 ma riconosciuto dalle Nazioni Unite nel 2008, l'#OceanDay2018 è dedicato all’inquinamento provocato dalle bottiglie e dai sacchetti di plastica. Un problema che colpisce l'intero pianeta, uccidendo milioni di animali marini.

Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Marine Pollution Bulletin coordinato dall'ISPRA, ha cercato di stimare la quantità dei macro rifiuti marini galleggianti ossia di quelli con dimensioni maggiori di 20 cm in alcune aree del Mediterraneo che toccano Italia, Francia, Spagna, Grecia e Tunisia.

I risultati hanno mostrato una densità media di 2-5 oggetti ogni km2, con valori più alti in Adriatico e più bassi nel Mar Ligure e nel Mar Ionio. In generale, le densità medie di rifiuti risultavano maggiori durante la primavera e l'estate. In ogni caso, in tutte le aree oggetto di studio, i rifiuti in plastica erano oltre l' 80% del totale di quelli raccolti.

Secondo i dati dell'UNEP (United Nations Environment Programme), ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. È come un camion della spazzatura che si svuota nell'oceano ogni minuto. Secondo le previsioni, entro il 2050 .

Non solo i pesci. Anche le altre creature che popolano il mare stanno facendo i conti con l'inquinamento, dalla balena uccisa dopo aver ingoiato 80 sacchetti alle tartarughe marine che scambiano le buste per meduse, fino agli uccelli spesso trovati con lo stomaco pieno di oggetti di plastica e alle barriere coralline.

I sacchetti di plastica servono al loro scopo solo per una media di 30 minuti prima di essere gettati via. Per questo sarebbe meglio ridurne al minimo l'utilizzo, preferendo le sporte riutilizzabili. Per fortuna, anche le istituzioni stanno cominciando ad affrontare il problema. Di recente, la Commissione europea ha annunciato la messa al bando la plastica monouso a partire dal prossimo anno. Un segnale importante, anche se non basta.

Nel nostro piccolo, fin da subito, possiamo e dobbiamo adottare degli accorgimenti per per ridurre l'uso di materie plastiche monouso non necessarie. Come suggerisce il WWF, oltre alle buste riutilizzabili, è bene preferire i prodotti venduti col vuoto a rendere o ancora utilizzare la propria borraccia ad esempio al lavoro o fuori. Inoltre, se fosse necessario acquistare prodotti usa e getta, preferiamo quelli in plastica biodegradabile.

#svestilafrutta, GreenMe ha dichiarato guerra agli imballaggi inutili

Anche greenMe sta combattendo contro l'ossessione di impacchettare gli alimenti e proteggere eccessivamente frutta e verdura, perfino quella bio. Per questo ha lanciato la campagna social #svestilafrutta, con la speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica e la grande distribuzione a ridurre l’abuso degli imballaggi in plastica.

svesti la frutta

Per partecipare basta scattare una foto ogni volta che ci si trova davanti a un prodotto imballato in maniera assurda e senza senso (un mandarino, una banana, una zucchina etc..). Dopo aver scattato la foto, basta caricarla sui social Facebook, Twitter, Instagram usando l’hashtag #svestilafrutta, taggando @greenMe_it e inserendo anche il nome del supermercato dove si trova la confezione.

Via la plastica dal mare, lo sanno anche i bambini

Anche i bambini vanno sensibilizzati sull'importanza di ridurre i rifiuti, di differenziarli correttamente e di evitare che si disperano in mare. Per questo, Peppa Pig si è fatta ambasciatrice di un’iniziativa per coinvolgere genitori e insegnanti, per spiegare ai più piccoli delle semplicissime regole sotto forma di decalogo che negli anni diventeranno una consuetudine, la normalità.

Eccole qui di seguito:

decalogo peppap

Nel mondo, sono 700 le specie minacciate dalla plastica! Nel Mediterraneo sono 134 le specie vittime di ingestione da plastica, tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede. Prima che fosse introdotto in Italia nel 2011 il divieto di uso degli shopper per la spesa si usavano 20-25 miliardi di sacchetti di plastica ogni anno (1/4 di quelli europei, equivalenti a 260mila tonnellate di plastica): molti di questi sono finiti nel nostro mare e sulle spiagge. Chiediamo alle istituzioni italiane che: premano perché venga alla luce al più presto la Direttiva europea che vieta 10 prodotti di plastica monouso; introducano una cauzione sugli imballaggi di plastica monouso; vietino l’uso di microplastiche in tutti i beni di consumo e i prodotti plastici non biodegradabili; finanzino la ricerca e il recupero delle reti da pesca di plastica fantasma, abbandonate in mare” è l'appello del WWF.

 

mediterraneoplastica

plastica oceani wwf

Foto: WWF

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