Giornata mondiale dell'alimentazione: i 5 passi per raggiungere l'obiettivo 'fame zero'

Giornata mondiale dell'alimentazione

Oggi 16 ottobre è il World Food Day, la Giornata mondiale dell'alimentazione. L'edizione di quest'anno ha come tema le migrazioni. Come fa notare la Fao, la fame, la povertà, insieme a un incremento degli eventi meteorologici estremi legati ai cambiamenti climatici, stanno contribuendo in maniera importante all'aumento del fenomeno migratorio.

Per questo occorre investire soprattutto nella sicurezza alimentare e nello sviluppo rurale. Le stime della Fao rivelano che il più alto numero di persone mai registrato dalla Seconda Guerra Mondiale è stato costretto ad abbandonare la propria casa.Molti migranti arrivano in paesi in via di sviluppo creando tensioni laddove le risorse sono già scarse, ma la maggioranza, circa 763 milioni, si spostano nell’ambito dei propri paesi anziché all’estero.

I tre quarti dei più poveri basano il proprio sostentamento sull’agricoltura o altre attività rurali. Per questo, secondo la FAO occorre creare le condizioni che permettano a chi vive nelle aree rurali, specialmente ai giovani, di rimanere nel proprio paese garantendo le condizioni di sicurezza.

Nel 2015 ci sono stati 244 milioni di migranti internazionali, più del 40% del 2000. Circa un terzo di tutti i migranti internazionali hanno un'età compresa tra i 15 ed i 34 anni. Una vasta parte di migranti proviene dalle aree rurali dove più del 75% dei poveri del mondo e di chi è minacciato dall'insicurezza alimentare dipende dall'agricoltura e da mezzi di sussistenza basati sulle risorse naturali.

La maggior parte dei migranti, che siano internazionali o interni, provengono da Medio Oriente e Nord Africa, Asia Centrale, America Latina ed Europa dell'Est. Nel 2015 oltre 19 milioni sono stati gli sfollati interni a causa di disastri naturali.

giornata cibo 2017

Lo sviluppo rurale può affrontare i fattori che costringono le persone a spostarsi creando per i giovani opportunità di lavoro ed impieghi che non siano unicamente basati sulle coltivazioni (ad esempio piccole imprese casearie o avicole, della lavorazione di generi alimentari o di orticoltura). Può anche portare ad un incremento della sicurezza alimentare, a mezzi di sostentamento più resilienti, ad un migliore accesso alla protezione sociale, alla riduzione dei conflitti sulle risorse naturali ed a soluzioni al degrado ambientale ed ai cambiamenti climatici” sostiene la FAO.

La comunità internazionale deve dunque investire nello sviluppo rurale, ponendo le basi per una ripresa a lungo termine ed una crescita inclusiva e sostenibile.

Obiettivo fame zero

Lanciato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, la Sfida Fame Zero è una un'iniziativa globale che punta a coinvolgere tutte le persone ed istituzioni - governi, settore privato, organizzazioni non governative, il pubblico - a fare la propria parte nel azzerare la fame nel mondo.

Secondo il World Food Program, la sfida Fame Zero significa:

1 - Zero bambini con deficit di sviluppo sotto i due anni

2 - 100% accesso a cibo adeguato, sempre

3 - Tutti i sistemi alimentari sostenibili

4 - 100% aumento della produttività e del reddito dei piccoli contadini

5 - Zero perdite o sprechi di cibo

Secondo la Fao, ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, equivalenti a un terzo della produzione mondiale, si trasformano in rifiuti. Uno spreco che in cifre vale 750 miliardi di dollari, pari all’intero Pil della Svizzera.

“Il costo annuo nei Paesi UE è quantificabile in 143 miliardi di euro: ciascun cittadino spreca ogni anno 173 chilogrammi di cibo. I 28 Stati dell’Ue producono ben 88 milioni di tonnellate di spreco alimentare ogni anno, e non stupisce che il soggetto maggiormente responsabile degli sprechi siano le famiglie, con 47 milioni di tonnellate, vale a dire il 70% dello spreco alimentare complessivo (dati Fusions-Last Minute Market/Unibo)”, ha spiegato Andrea Segrè.Ogni mese le famiglie italiane spendono 30 euro per beni alimentari che non finiranno mai sulla tavola”.

In questi giorni si è svolto anche il G7 dei Ministri dell'agricoltura, durante il quale è stata adottata all'unanimità la dichiarazione di Bergamo, grazie alla quale si dovrebbe fare in modo che 500 milioni di persone siano salvate dalla fame entro il 2030.

La Dichiarazione di Bergamo, frutto dell'accordo tra tutti i Ministri, si basa sui seguenti punti:

  • Tutela reddito produttori dalle crisi climatico ambientali, mandato alla FAO
  • Più cooperazione agricola con Africa
  • Maggiore trasparenza nei prezzi del cibo
  • Battere lo spreco alimentare
  • Tracciabilità per sistemi produttivi territoriali

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“500 milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030 - ha dichiarato il Ministro Martina come Presidente G7 agricoltura - attraverso impegni concreti dei 7 Paesi. È questo l'obiettivo che confermiamo come G7 agricoltura nel solco di Taormina e nella più ampia cornice Fame zero dell'Onu. Il ruolo della cooperazione agricola sarà decisivo per raggiungere questo traguardo, perché la maggioranza delle persone che soffrono la fame vive in aree rurali. La fame è una questione prima di tutto agricola. Per questo abbiamo deciso di aumentare gli sforzi per favorire la produttività sostenibile in particolare in Africa, attraverso la condivisione di buone pratiche per aumentare la resilienza e accompagnare lo sviluppo delle comunità locali. Abbiamo affrontato anche il tema della difesa dei redditi degli agricoltori davanti alle crisi dovute al cambiamento climatico e a quelle economiche, affidando il mandato alla FAO per studiare azioni sul tema”.

Francesca Mancuso