Jacopo Fo

Gorizia - Un ultimo sguardo all'orologio, qualche stretta di mano alle autorità, un'occhiata al pubblico nel padiglione che va riempiendosi e poi via, sul palco. La IV edizione del Festival vegetariano è ufficialmente cominciata.

Sul palco salgono in cinque, ma gli occhi del pubblico sono tutti per quel ragazzone dalla barba ispida e ormai quasi bianca, dai capelli folti e scuri e la stazza notevole che porta il nome di Jacopo Fo. Si siede, si guarda intorno e aspetta. Prima di lui, tocca al sindaco di Gorizia Ettore Romoli prendere la parola. Il primo cittadino non si dilunga, ma non può astenersi dal citare, fra i luoghi del Festival, il mercato coperto cittadino.

Il mercato «non versa in condizioni ottimali» ha ammesso Romoli, ma proprio per questo è stato messo al centro delle iniziative della manifestazione: per rivitalizzarlo e portarlo nuovamente a essere un centro di socializzazione e incontro. Ci pensa poi l'ideatore del Festival vegetariano, nonché imprenditore nel campo del biologico con la sua azienda «Biolab», Massimo Santinelli, a illustrare le principali attività dell'evento e a sfoderare i numeri vincenti del Festival, in crescita di anno in anno, così come cresce il numero di italiani che si astengono dal consumo di carne: il 6% della popolazione nel 2013 (4,9% vegetariani, 1,1% vegani), due punti in più rispetto all'anno precedente.

È finalmente il turno di Jacopo Fo, che da buon attore (oltre che scrittore, regista, fumettista, blogger e attivista) si alza e getta lo sguardo sulla platea in attesa. Francesca Cheyenne, voce di RTL 102.5 e conduttrice dell'evento, lo induce a soffermarsi sulla sua esperienza di ristoratore. Fo ricorda con ironia ed enfasi alcuni aneddoti semplici ma illuminanti, come quando all'apertura della sua 'Libera Università di Alcatraz', centro turistico e culturale, oltre che ristorante biologico, nel 1982 a Perugia, decise di cambiare radicalmente l'aspetto del menù.

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Dai tavoli scomparvero i classici menù scritti e al centro della sala venne allestito un «menù visivo»: una grande tavola imbandita di ogni piatto che era possibile ordinare, dalla carne alla frutta, dalla verdura alle frittate e alla pasta. Il risultato fu che il consumo di carne, fino a quel momento preponderante, crollò dell'80%. I clienti, affascinati dalla ricchezza delle specialità alle verdure, optavano per un assaggio di ogni piatto. In trent'anni Alcatraz ne ha fatta di strada e oggi, a detta di Jacopo Fo, è anche ecosostenibile: infatti «produce più energia di quanta ne consuma».

Chiude il quartetto di interventi Massimo Cirri, una delle storiche voci della radio con Caterpillar su Radio2 e consigliere culturale del Festival vegetariano.
È l'ora del pranzo, tempo di chiudere momentaneamente il sipario sul palco del «padiglione cultura». Ora spazio all'appetito: il padiglione per la ristorazione è già pronto e per le vie del centro diversi stand propongono i loro prodotti biologici, vegetariani e vegani. Difficile non stupirsi di fronte a chi presenta un «gelato senza latte». Presto o tardi, sarà necessario un assaggio.

Lorenzo Alberini

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