Il solare termodinamico italiano è fallito (per la gioia delle fonti fossili)

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Il sole è tramontato sul solare termodinamico italiano. Addio, goodbye, au revoir. L’Anest, l’associazione imprenditoriale di categoria, si è sciolta. E così perdiamo una straordinaria tecnologia tutta Made in Italy, che avrebbe potuto donarci energia pulita, sicura e innovativa.

Il sogno in cui tante persone hanno creduto fino all’ultimo si è trasformato nell’ennesima occasione persa, portandosi appresso in questa disfatta molti investimenti e tanti posti di lavoro, oltre a tempo ed entusiasmo. A metterlo all’angolo, un mix di leggi impraticabili e contraddittorie, burocrati e politici ingessati. E ancora banche esigenti, fidejussioni ritenute troppo onerose e autorizzazioni fortemente penalizzate.

“L’Italia, che invoca più energia dal sole e che vuole rinunciare ai combustibili fossili, l’Italia che nel settore termodinamico sviluppa brevetti che il mondo ci invidia, ecco quell’Italia non vuole l’energia solare termodinamica”, tuona amareggiata l’Anest, nelle parole di Gianluigi Angelantoni, AD di Angelantoni Industrie SpA, Presidente ANEST e Vice Presidente di Kyoto Club.

Ma che cos’è l’energia solare termodinamica?

Sviluppata in Italia dall’Enea a partire dal 2000 con il progetto Archimede, guidato dal premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, questa tecnologia usa gli specchi per concentrare in un punto solo il calore del sole, e sfruttarne l’energia. Nota come CSP (acronimo di Concentrating Solar Power), essa permette di convertire la radiazione solare in energia termica, attraverso un concentratore formato da superfici riflettenti che focalizzano i raggi solari su un tubo ricevitore altamente assorbente. L’insieme di concentratore e ricevitore prende il nome di collettore solare. Vi è infine la presenza di un sistema di movimentazione del collettore, che permette un costante inseguimento del sole.

Per anni, il solare termodinamico è stato vittima anche di numerosi falsi miti, che hanno portato a etichettarlo come una grande bufala. Ma nessuna delle accuse mosse, da quella di deturpare e consumare suolo fino a quella di consumare molta acqua, passando per quella di essere un pericolo per la fauna locale, si è rivelata vera. Reale, invece, è il fatto che in Italia il solare termodinamico avrebbe non solo generato energia pulita, ma anche procurato un immediato ritorno positivo all’economia in termini di sviluppo del PIL, occupazione e tassazione.

Eppure, attualmente l’Italia è riuscita a installare impianti solari termodinamici sperimentali per appena 5,35 megawatt. Di contro, sono decine i progetti avviati, già autorizzati ma non decollati, per centinaia di megawatt. In un pamphlet dell’associazione, redatto lo scorso novembre in collaborazione con Jacopo Giliberto, in cui si ripercorrono tutti gli ostacoli finanziari, normativi e autorizzativi, vengono annoverati ben 14 progetti non andati in porto.

“Il Governo continua a sostenere che l’Italia deve andare verso un sistema energetico decarbonizzato, basato sulle rinnovabili. Ma nonostante i proclami del Governo sulla scelta di andare verso le energie rinnovabili, una filiera tutta italiana sta per chiudere con grave perdita di knowhow e di posti di lavoro”, spiega ancora Angelantoni.

La tragica fotografia che ne emerge è quella di un settore in blocco totale, con le autorizzazioni dei progetti già validati scadute o in scadenza e le aziende italiane chiuse o in chiusura.

“La follia collettiva del Paese che manda a rotoli un settore importante delle rinnovabili e un’azienda italiana che ha industrializzato un brevetto italiano e che è costretta a vendere all’estero il suo impianto unico al mondo”, commenta Stefano Ciafani, direttore di Legambiente.

Cosa si potrebbe fare?

Da anni l’ANEST segnala che è urgente e indispensabile l’emanazione di un nuovo decreto che sblocchi, attraverso incentivi, la tecnologia solare termodinamica. L’alternativa è che chiuda per sempre quel che resta della filiera produttiva italiana che oggi è ancora presente in tutte le sue componenti, con la conseguente perdita di valore economico e di posti di lavoro.

Stiamo perdendo l’occasione per far crescere le tecnologie pulite nel nostro Paese. Le prospettive di crescita sono nel mondo, ma non in Italia. Qui il sole è tramontato. Addio, goodbye, au revoir.

Per la gioia delle fonti fossili…

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Fonti di riferimento: Anest

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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