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Dal 2023 in Italia non sarà più possibile usare olio di palma e di soia per produrre biocarburanti ed elettricità

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Da gennaio 2023 l’olio di palma e quello di soia non potranno più essere usati per produrre biocarburanti ed elettricità. Si tratta di un importante traguardo per la salvaguardia della biodiversità e delle foreste, minacciate dalla deforestazione selvaggia. Dopo il voto al Senato dello scorso ottobre, ieri la Camera ha approvato la norma che sarà inclusa nella prossima legge sulle energie rinnovabili e che recita:

“Sono esclusi dal 1 gennaio 2023 dagli obblighi di miscelazione al combustibile diesel e dalla produzione elettrica rinnovabile, così come dal relativo conteggio delle fonti rinnovabili e dai sussidi di mercato, le seguenti materie prime in ragione delle evidenze sugli impatti causati in termini di deforestazione, come descritti nella relazione tecnica che accompagna il suddetto atto delegato: a) olio di palma, fasci di frutti di olio di palma vuoti, acidi grassi derivanti dal trattamento dei frutti di palma da olio (Pfad); b) olio di soia e acidi grassi derivanti dal trattamento della soia di importazione”.

A breve il testo dell’intero disegno di legge di delegazione europea, in cui questa norma è compresa, passerà di nuovo al Senato e successivamente al Governo che presenterà la proposta completa di decreto legislativo sulle rinnovabili ai due rami del Parlamento entro l’estate.

“La decisione di ieri della Camera dei Deputati di smettere di sovvenzionare il biodiesel da palma e da soia con i soldi dei contribuenti a partire dal 2023 rappresenta un importante passo in avanti verso la tutela della nostra fauna, delle nostre foreste ed una politica fiscale più coerente.” – commenta Veronica Aneris, direttrice di Transport&Environment per l’Italia – Solo i carburanti veramente sostenibili dovrebbero essere promossi, come gli elettroni verdi da solare ed eolico ed i biocarburanti avanzati da rifiuti e residui”.

Un passo importante che servirà a frenare la deforestazione e lo sfruttamento (anche minorile)

Soltanto nel 2019 l’Italia ha consumato poco più di 1,4 milioni di tonnellate di olio di palma, destinandolo per oltre il 70% alla produzione di energia, metà nei serbatoi dei diesel e per metà in centrali elettriche “verdi”. “Il tutto incentivato con almeno 700 milioni di euro all’anno pagati dai cittadini ad ogni pieno carburante e in ogni bolletta elettrica. Ovviamente senza saperlo o poter scegliere prodotti alternativi”, come sottolinea Legambiente.

Dal 2015 ad oggi, l’aumento dei consumi di biodiesel ha provocato il 90% della deforestazione in Indonesia e Malesia per far posto a piantagioni di olio di palma. E si stima che dal 2001 nei due Paesi asiatici siano scomparsi ben 33 milioni di ettari di foresta: una superficie pari all’Italia e la Svizzera insieme.

“La transizione energetica ed ecologica passa anche dalla fine della ‘deforestazione made in Italy’ e dallo stop alla combustione di oli alimentari come quello di palma e di soia.” – evidenzia il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – “La decisione faciliterà soprattutto la crescita della mobilità elettrica, da fonti energetiche davvero rinnovabili, come solare, eolico e biogas o etanolo da scarti e rifiuti”.

Lo stop all’uso degli oli di palma e di soia è un’ottima notizia non soltanto per la biodiversità, ma anche perché porrà un freno allo sfruttamento legato alle piantagioni. In Paesi come l’Indonesia e la Malesia migliaia di persone lavorano in condizioni disumane. Il destino dei lavoratori nelle piantagioni è segnato dalla nascita da generazioni: quando un membro della famiglia va in pensione o muore, un altro componente della stessa famiglia prende il suo posto così da mantenere l’alloggio offerto dall’azienda, che spesso è una baracca fatiscente senza acqua e a volte senza elettricità. Sono tantissimi i bambini che lavorano in condizioni terribili, fino allo sfinimento ed esposti a sostanze tossiche. Molti minorenni nascono in baracche nei pressi delle piantagioni per poi morire lì. E non è raro trovare fra le palme  lapidi e croci ricoperte dalla vegetazione, sotto le quali sono seppelliti i corpi delle persone, tra cui bambini e bambine.

Fonte: Legambiente

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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