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Fusione nucleare: il reattore della Cina brucia più del sole e batte un nuovo record

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La fusione nucleare è ancora più vicina. La Cina ha stabilito un nuovo record mondiale: il plasma ha raggiunto una temperatura pari a 120 milioni di gradi Celsius per ben 101 secondi. Cifre da capogiro che sfidano quelle prodotte dalla nostra stella, il sole.

La fusione nucleare, lo ricordiamo, è la stessa reazione che permette al sole di produrre energia. Da tempo gli scienziati lavorano su questo fronte visto che permetterebbe di produrre enormi quantità di energia a basse emissioni di carbonio. Di fatto, dovremmo imitare le stelle, ed è quello che la Cina sta facendo col suo Tokamak.

Durante la fusione nucleare, i nuclei di due o più atomi si uniscono tra loro formando il nucleo di un nuovo elemento chimico. Utilizzando il tokamak, il plasma verrebbe riscaldato al punto da permettere ai combustibili a idrogeno di fondersi insieme per rilasciare energia in grado, a sua volta, di generare elettricità. In altre parole, avremmo energia pulita, sicura e praticamente infinita.

Tanti sono i progetti in corso. Il più importante è ITER, il più grande reattore del mondo, costruito congiuntamente da Cina, UE, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti, al cui assemblaggio sta partecipando anche l’Italia. Lo stesso esperimento cinese EAST rientra tra quelli di ITER.

Il “sole artificiale cinese” stabilisce il nuovo record mondiale

I ricercatori che lavorano presso il centro di controllo del tokamak superconduttore avanzato sperimentale (EAST),  il “sole artificiale cinese”, la mattina del 28 maggio scorso hanno stabilito un nuovo record mondiale, raggiunebdo una temperatura del plasma di 120 milioni gradi Celsius per un periodo di 101 secondi, un passo fondamentale verso il funzionamento di prova di un reattore a fusione. Durante l’esperimento è stata raggiunta anche una temperatura del plasma di 160 milioni di gradi Celsius, per 20 secondi.

La svolta è stata annunciata da Gong Xianzu, ricercatore dell’Istituto di fisica del plasma dell’Accademia cinese delle scienze (Asipp), responsabile dell’esperimento condotto a Hefei, capitale della provincia di Anhui, nella Cina orientale. L’obiettivo finale di EAST è creare una fusione nucleare simile a quella del Sole, utilizzando l’abbondanza di deuterio nel mare per fornire un flusso costante di energia pulita. Si stima che il deuterio contenuto in un litro di acqua di mare possa produrre, per reazione di fusione, una quantità di energia equivalente a 300 litri di benzina.

Circa 300 scienziati e ingegneri si sono mobilitati per supportare il funzionamento della struttura sperimentale a forma di ciambella. I lavori di preparazione e aggiornamento dell’esperimento sono iniziati circa un anno fa e già a dicembre erano arrivati i primi promettenti risultati.

Si tratta di un enorme risultato nel campo della fisica e dell’ingegneria cinese. Il successo dell’esperimento pone le basi affinché la Cina costruisca la propria stazione di energia a fusione nucleare

ha detto Song Yuntao, direttore di ASIPP. A novembre 2018, EAST ha generato una temperatura degli elettroni di 100 milioni di gradi Celsius nel suo plasma centrale, quasi sette volte la temperatura presente all’interno del Sole. 

A differenza dei combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale, che rischiano di esaurirsi e rappresentano una minaccia per l’ambiente, le materie prime necessarie per il “sole artificiale” sono quasi illimitate sulla terra. Pertanto, l’energia da fusione è considerata l'”energia suprema”. Ma richiede anche grandi sforzi e anche tempi lunghi.

Secondo gli scienziati cinesi che stanno lavorando al progetto, ppoiché la tecnologia è ancora in fase sperimentale, serviranno ancora aleno 30 anni perché esca dal laboratorio. 

Leggi i nostri articoli sulla fusione nucleare

Fonti di riferimento: SCMP, Xinhua, Global Times

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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