Nucleare: la Francia userà ancora per 10 anni i vecchi reattori. La Germania si infuria e… l’Italia tace

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La Francia ha deciso. I vecchi reattori nucleari potranno continuare a lavorare fino a 50 anni. Quanto si temeva, alla fine è accaduto. L’autorità francese per la sicurezza nucleare ieri ha deciso di estendere la durata operativa dei 32 reattori nucleari più vecchi del paese di un decennio.

Meno di due mesi fa, l’Italia, sotto l’allora ministro dell’Ambiente Costa aveva chiesto di avviare una consultazione transfrontaliera per rendere partecipi anche gli altri stati d’Europa. Consultazione che si è chiusa a gennaio e adesso arrivano gli esiti.

L’energia nucleare soddisfa circa il 70% del fabbisogno elettrico francese, più che in qualsiasi altro paese. La Francia mira a ridurre tale percentuale al 50% entro il 2035, aumentando nel contempo l’energia rinnovabile.  Lo scorso anno, ha chiuso la sua più antica centrale nucleare a Fessenheim, al confine con la Germania, che forniva elettricità dal 1977. Il governo ha delineato piani per la chiusura di altri 12 reattori. Ma non tutti.

Ancora spazio a quelli che faranno 40 anni entro il 2030

La Francia ha deciso che i suoi reattori più vecchi, quelli che entro il 2030 raggiungeranno i 40 anni di attività, potranno continuare a produrre energia. Essi sono  ancora in attività nelle 56 centrali nucleari operate da Electricité de France (EDF). Quest’ultima è la società pubblica elettrica che gestisce gli impianti nucleari ed è incaricata di garantire la sicurezza dei reattori, che in precedenza erano stati progettati per funzionare per 40 anni.

“L’ASN ha stabilito il 23 febbraio 2021 le condizioni per il funzionamento continuato dei reattori da 900 MWe di EDF oltre la loro quarta revisione periodica. L’ASN ritiene che tutte le misure previste da EDF e quelle da essa prescritte aprano la prospettiva di un funzionamento continuato di questi reattori per i dieci anni successivi alla loro quarta revisione periodica” si legge sulla pagina ufficiale dell’Autorità nucleare francese.

In Francia, l’autorizzazione a creare un impianto nucleare è rilasciata dal governo, previa consultazione con l’ASN. Tale autorizzazione viene rilasciata a tempo indeterminato e ogni dieci anni viene effettuata una revisione approfondita dell’impianto, denominata “revisione periodica”, per valutarne le condizioni per i dieci anni successivi.

I 32 reattori da 900 MWe che hanno ricevuto il via libera sono i più vecchi in funzione in Francia.

” Il proseguimento oltre questo periodo richiede l’aggiornamento degli studi di progettazione o la sostituzione dei materiali. Nella sua decisione, ASN ha prescritto l’attuazione dei principali miglioramenti in materia di sicurezza previsti da EDF, nonché le misure aggiuntive che ritiene necessarie per il raggiungimento degli obiettivi della revisione” spiega ancora l’Autorità.

Per Roger Spautz, Nuclear Campaigner di Greenpeace France,

“sono le capacità industriali di EDF a dettare il calendario per l’attuazione delle prescrizioni e non la necessità di migliorare la sicurezza. Come per le misure per il rafforzamento della flotta nucleare post-Fukushima in Francia, ASN sceglie costantemente di rimandarla, senza riguardo per la protezione delle popolazioni e dell’ambiente ”.

Greenpeace ricorda che l’upgrade dei reattori da 900 MWe non consente di soddisfare i requisiti fondamentali di sicurezza derivanti dalle norme attualmente in vigore, sia in Francia che a livello internazionale.

La Germania si infuria…

La decisione francese però non ha convinto gli altri paesi. Il ministro dell’ambiente tedesco ha criticato la decisione dell’autorità per la sicurezza nucleare.

“Rispetto il principio della sovranità energetica nazionale, ma sono molto preoccupato per la crescente pensione delle centrali nucleari europee”, ha detto giovedì Svenja Schulze. “Questo include i vecchi reattori francesi.”

La Germania sta eliminando gradualmente le proprie centrali nucleari e dirà addio all’atomo del 2022, una decisione presa sulla scia del disastro di Fukushima in Giappone dieci anni fa.

…e l’Italia tace

Il nostro paese, che circa un mese fa aveva preso posizione, adesso tace. L’ex ministro dell’Ambiente Costa aveva chiesto di avviare una consultazione transfrontaliera visto che il nucleare francese ci riguarda anche molto da vicino. Secondo la Convenzione di Espoo, adottata nel 1991, i governi devono garantire la possibilità anche ai cittadini degli Stati confinanti – che potrebbero essere danneggiati da un progetto – di partecipare a una procedura di consultazione (cosiddetta “consultazione trans-frontaliera”) sulle attività proposte. Ed è quello che aveva  fatto l’Italia, poco più di un mese fa.

Ma adesso le istutuzioni nazionali non sembrano aver preso posizione sulla vicenda.

Fonti di riferimento:  ASN, AP, Decisionee ASN n. 2021-DC-0706 del 23 febbraio 2021

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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