Il difficile rapporto tra eolico offshore e leoni marini

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

I leoni marini possono essere un pericolo per chi lavora nell’industria dell‘eolico offshore. Ma possono anche ferirsi con le attrezzature necessarie a misurare il vento in mare. Un’azienda ha trovato, però, la soluzione a entrambi i problemi.

Un leone marino adulto maschio può arrivare a pesare anche 300 kg e ha una forza, e una bocca, in grado di uccidere un uomo. Raramente attacca gli esseri umani quando è a terra, ma il mare è il suo regno tende a difenderlo.

E questo è un problema non solo per i marinai, ma anche per tecnici e operai dell’eolico offshore. AXYS Technologies è una compagnia canadese che ha a che fare spesso con questo problema. Qualche anno fa ha sviluppato una innovativa boa, chiamata WindSentinel, che grazie alla tecnologia e ai sensori di cui è imbottita riesce ad abbattere i costi di misurazione delle correnti e dei venti in alto mare.

Questa boa ha avuto successo nel settore eolico, perché permette alle aziende che vogliono costruire parchi eolici offshore di misurare facilmente e a costi bassi tutti i parametri di cui hanno bisogno per capire se quello è il posto giusto per installare un parco offshore.

In questi video AXYS dimostra come funziona la sua WindSentinel:

La boa di AXYS resta in acqua per settimane e, a quanto pare, è assai gradita ai leoni di mare che la usano come scoglio per riposarsi. Ma facendolo si mettono a rischio: la boa è piena zeppa di apparecchiature elettriche. Per non parlare, poi, dei danni che fa un gigante di trecento chili su una zattera che ospita tecnologia per centinaia di migliaia di dollari.

Infine, quando sulla boa c’è del personale i rischi sono pure per l’uomo. Come risolvere tutti questi problemi? Con una gabbia, soluzione semplice ma efficace.

SST WindSentinel buoy with barrier

Sembra una semplice, e abbastanza casereccia, rete di plastica ma non è così. È realizzata in materiali sufficientemente robusti da reggere a un attacco o un abbordaggio dei leoni marini, senza appesantire troppo la boa. Boa che, come si vede dalla foto, è alimentata con un pannello solare il quale, grazie alle maglie larghe della rete, continua a ricevere sole anche con la protezione.

Peppe Croce

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook