Le energie rinnovabili la chiave per uscire fuori dalla crisi COVID-19 con enormi guadagni. Il report di Irena

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Passare alle energie rinnovabili può portare il mondo fuori dalla crisi economica dovuta al coronavirus. Lo scrive nel report Global Renewables Outlook l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena), che prevede un incremento di guadagni sul PIL mondiale fino a 98 trilioni di dollari entro il 2050.

Il report mostra che la decarbonizzazione del sistema energetico, oltre a contribuire significativamente al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, può supportare la ripresa a breve termine, creando al contempo economie e società resilienti e inclusive.

Con numeri da capogiro: investire 110 trilioni di dollari in energia rinnovabile può far aumentare di 98 trilioni di dollari guadagni complessivi sul PIL globale entro il 2050, quasi quadruplicando l’occupazione in energia rinnovabile a 42 milioni, in efficienza energetica a 21 milioni.

Il coronavirus è una tragedia mondiale che però potrebbe insegnare molto a chi vuole vedere. Il sistema economico che domina la scena mondiale è entrato di colpo in crisi e vacilla. Come sostiene Slavoj Zizek, filosofo, ricercatore e critico del sistema capitalistico, l’emergenza porta alla luce un altro virus che infetta la società, il capitalismo, e ci spinge  a una società nuova fatta di solidarietà globale.

Dalle teorie ai numeri: ora non abbiamo più scuse.

“I governi si trovano ad affrontare il difficile compito di tenere sotto controllo l’emergenza sanitaria introducendo importanti misure di stimolo e recupero – spiega Francesco La Camera, direttore generale di Irena – La crisi ha messo in luce vulnerabilità profondamente radicate dell’attuale sistema. Le prospettive di Irena mostrano i modi per costruire economie più sostenibili, eque e resilienti allineando gli sforzi di ripresa a breve termine con gli obiettivi a medio e lungo termine dell’Accordo di Parigi e dell’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile”.

Un’opportunità che non possiamo perdere.

“Accelerando le energie rinnovabili e rendendo la transizione energetica parte integrante della più ampia ripresa, i governi possono raggiungere molteplici obiettivi economici e sociali nella ricerca di un futuro resiliente che non lasci nessuno indietro”.

Lo studio esamina gli elementi costitutivi di un sistema energetico insieme alle strategie di investimento e ai quadri politici necessari per gestire la transizione ed esplora i modi per ridurre le emissioni globali di anidride carbonica di almeno il 70% entro il 2050.

Inoltre una nuova prospettiva sulla decarbonizzazione più decisa mostra un percorso verso le emissioni nette a zero. Basandosi su cinque pilastri tecnologici (soprattutto idrogeno verde ed elettrificazione estesa all’utilizzatore finale, potrebbero contribuire a sostituire i combustibili fossili e ridurre le emissioni nell’industria pesante e nei settori oggi più difficili da decarbonizzare.

Alti costi di investimento, è vero, fino a 110 trilioni di dollari entro il 2050, ma con ampi ritorni: risparmi otto volte superiori rispetto ai costi tenendo conto della riduzione dei costi sanitari e ambientali. Tale percorso porterebbe al raggiungimento della piena neutralità al carbonio con ricadute positive economiche e sociali immense.

Per ottenere questi dati Irena ha esaminato gli attuali percorsi di transizione energetica e socioeconomica in 10 regioni del mondo, e ha previsto che tutte le regioni vedranno quote più elevate di utilizzo di energia rinnovabile, con il Sud-est asiatico, l’America Latina, l’Unione Europea e l’Africa sub-sahariana pronti a raggiungere il 70-80 percento entro il 2050.

Analogamente , l’elettrificazione degli usi finali come calore e trasporti aumenterebbe ovunque, superando il 50% in Asia orientale, Nord America e gran parte dell’Europa. Anche se in modo non uniforme, tutte le regioni aumenterebbero anche significativamente il loro benessere e assisterebbero a guadagni netti di posti di lavoro nel settore energetico, nonostante le perdite di combustibili fossili.

È necessario però un coordinamento più forte a livello internazionale, regionale e nazionale, con il sostegno finanziario diretto laddove necessario, anche verso i Paesi e le comunità più vulnerabili.

Se non ora, quando?

Si può scaricare il report cliccando su questo link.

Fonti di riferimento: Irena / Francesco La Camera/Youtube

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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