Dal Cern il primo pannello solare termico basato sul “vuoto”

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Dall’acceleratore al tetto: il Cern di Ginevra ha consegnato i primi 300 pannelli solari ad alta temperatura realizzati grazie alla tecnologia dell'”ultra vuoto”, che offre alle camere di calore un isolamento eccezionale, riducendo notevolmente la dispersione di calore e migliorandone notevolmente l’efficienza.

Destinati a coprire 1.200 metri quadrati di tetto del terminal principale dell‘Aeroporto Internazionale di Ginevra, i pannelli super tecnologici saranno utilizzati sia per la climatizzazione invernale che per quella estiva e permetteranno di recuperare l’energia prodotta dalla luce diffusa in modo più efficiente rispetto a quelli tradizionali. Per questo sono particolarmente adatti a climi più freddi e meno soleggiati, dove i classici pannelli solari sono meno efficienti. L’ultra-alto vuoto fornisce, infatti, camere di calore dei pannelli con isolamento eccezionale, riducendo notevolmente la dispersione di calore e migliorando notevolmente l’efficienza.

Abbiamo avuto -spiega in una nota il fisico Cristoforo Benvenuti papà della nuova tecnologia applicabile al settore dell’energia rinnovabile, che sta lavorando sulla tecnologia del vuoto al Cern dal 1970- temperature di 80°C all’interno del pannello quando i pannelli erano coperte di neve”. “I pannelli -ha detto Benvenuti- sono nati da tecnologie del vuoto e sono stati sviluppati per scopi di fisica fondamentale, cioè per la ricerca di base, ed è molto gratificante vederli oggi utilizzati per applicazioni per le energie rinnovabili“.

Enrico Chesta, capo della Sezione Trasferimento Tecnologico del Gruppo conoscenze Cern, spiega che “questa nuova generazione di pannelli solari è una tecnologia innovativa verde, frutto di una partnership tra il Cern e l’industria. Come la medicina e la tecnologia dell’informazione, l’energia sta diventando un dominio in cui la tecnologia dell’acceleratore e del rivelatore sta trovando applicazioni di successo“. Il Cern ha così dimostrato di aver rafforzato la sua politica di trasferimento delle conoscenze al fine di ottimizzare l’impatto positivo della fisica delle alte energie sulla vita quotidiana.

Ma i più maligni stanno già insinuando che il Cern stia cercando di mostrare questo lato pratico solo per compensare le critiche che lamentano lo sperpero di tonnellate di denaro pubblico per esperimenti scientifici non sempre utilissimi. Soprattutto perché, dopo aver messo a soqquadro il mondo scientifico e quello dei media internazionali per la scoperta della presunta velocità superluminale dei neutrini registrata nel laboratorio del Gran Sasso, l’Istituto ha dovuto fare i conti con le smentite arrivate da verifiche da parte di team di ricerca ed esperimenti terzi.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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