Batterie organiche e low cost per immagazzinare l’energia delle rinnovabili

fotovoltaico-batteria

Come fare ad accumulare la grande quantità di energia che il sole e il vento sono in grado di produrre? Quello dello stoccaggio è un problema attuale. La soluzione però potrebbe essere low cost e ancora una volta fornita dalla natura. Ad Harvard si lavora infatti ad un nuovo sistema di batterie di flusso low cost in grado di erogare energia senza usare metalli costosi, ma adoperando le piante. Il rabarbaro ad esempio.

È ormai chiaro che la prossima sfida da affrontare nel settore delle rinnovabili è quella di riuscire a conservare l’energia “in eccesso”, che le reti elettriche non sono ancora in grado di gestire viste le enormi quantità.

Uno dei problemi legato all’energia solare ed eolica è che il flusso di energia elettrica prodotto grazie al sole e al vento, non può per sua natura, essere costante. Ciò può causare problemi se questi sistemi sono collegati alla rete elettrica, che avrebbe difficoltà a gestire picchi improvvisi. Per questo sarebbe utile immagazzinare il surplus di energia elettrica.

Presso la Harvard University, da oltre un anno chimici e ingegneri stanno studiando un nuovo tipo di batteria di flusso, basata non sul vanadio oggi utilizzato (e molto costoso) ma sui chinoni. Di che si tratta? Il chinone fa parte di una classe di composti organici presenti abbondantemente in natura, nelle piante come il rabarbaro ma anche nell’albero di noci e nell’uva. La materia prima dunque sarebbe molto più economica.

batteria organica

L’elettrodo negativo della batteria, l’anodo, è costituito da una soluzione di chinoni diluiti in acido solforico. L’altra estremità della batteria, il catodo positivo, è invece formata da bromo. L’anodo reagisce con i protoni carichi positivamente per formare l’idrochinone ad alta energia. Il chinone è economico e non necessita di sollecitazione catalitica per reagire con i protoni per formare l’idrochinone.

Il modello ideato ad Harvard è solo un esperimento di laboratorio, almeno per il momento, ma potrebbe essere una delle soluzioni per immagazzinare le grandi quantità di energia prodotte grazie alle rinnovabili.

Francesca Mancuso

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