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Incentivi per le rinnovabili. Pare che le cose procedano a rilento, checché ne dicano i Ministri, da Passera a Clini, che nonostante assicurino che, in tempi brevi, le energie pulite avranno il sostegno che meritano, non offrono ancora certezze sul loro futuro. A partire dal Quinto Conto Energia.

E se l'Aeeg concede al Governo un mese di tempo per decidere sugli incentivi da destinare alle energie rinnovabili, di fatto slittano anche quelli dedicati al fotovoltaico. Il Quinto Conto Energia, che dovrà subentrare al Quarto, prevederebbe, come confermato dallo stesso Ministro Clini, un netto taglio degli incentivi per il fotovoltaico.

Proprio per difendere il futuro delle rinnovabili sono scese in campo le associazioni, prima tra tutte ANTER (Associazione Nazionale Tutela Energie Rinnovabili) che ha richiesto un incontro con il Ministro dell’Ambiente, esprimendo la propria preoccupazione per i contenuti della bozza del Quinto Conto Energia. “La crescita del fotovoltaico - ha dichiarato Antonio Rainone, Presidente ANTER - ha determinato in Italia benefici in termini occupazionali, economici e fiscaliecontribuito a migliorare la qualità dell’ambiente e la salute dei cittadini.Auspichiamo pertanto, insieme ai 100mila associati ANTER, un’azione concreta del governo a supporto degli impianti domestici, condominiali e delle PMI, per non fermarela diffusione democratica della produzione di energia da fonti rinnovabiliche genera effetti positivi per tutto il Paese e la sua bolletta energetica”.

Già, le bollette. Dopo le infelici dichiarazioni dell'AEEG, che hanno imputato l'aumento dei costi per l'energia anche agli investimenti sulle rinnovabili, e i numerosi appelli per non cancellare gli aiuti alle energie pulite con i nuovi tagli, anche l'ANTER arriva una proposta dedicata al Quinto conto energia, articolata in tre punti:

il posticipo dell’entrata in vigore del Quinto Conto Energia al 1° gennaio 2013;

l’estensione dell’obbligo di registro per gli impianti limitatamente a quelli di potenza superiore a 20 kWp;

il ripristino del premio fisso per gli impianti installati su edifici che abbiano sostituito le coperture in eternit o amianto.

Per il 18 aprile prossimo, inoltre, è attesa una manifestazione alle 11 a Piazza Montecitorio a Roma, per protestare contro i tagli alle rinnovabili. Dicono gli organizzatori: "È in corso una campagna mediatica che sta mettendo in luce solo i rischi e gli impatti in bolletta di questa crescita e non gli enormi vantaggi per il Paese, i cittadini e le aziende da una prospettiva di investimento in un modello energetico pulito, efficiente, distribuito. Purtroppo, invece di approvare i decreti attuativi per le rinnovabili termiche e quelle elettriche (fotovoltaico escluso) che si attendono da settembre, ora si parla di tagli radicali degli incentivi per il fotovoltaico con un, nuovo, quinto conto energia e di limiti e tagli per tutte le altre fonti". Contro tale prospettiva, sempre meno ipotetica, le associazioni scenderanno in piazza a difesa degli investimenti a favore delle rinnnovabili.

Intanto Legambiente, in risposta al presunto aumento dei costi in bolletta per colpa delle rinnovabili, ha analizzato nel dettaglio una bolletta tipo. Secondo l'associazione, considerando il consumi medi di una famiglia con un contratto in fascia protetta da 3kW, i costi sarebbero pari in media a 494 euro all’anno. Come si arriva a questa cifra?

Il 59,5% dell’importo (294 ¤ all’anno) copre i servizi di vendita, i kW di energia consumata, e vanno a tutte le centrali escluse le nuove rinnovabili (quelle che ricevono incentivi diretti). Il 90% va a impianti a metano, petrolio e anche carbone. Va inoltre considerato che il costo del metano e del petrolio, sul libero mercato, è raddoppiato negli ultimi 5-6 anni (+40% dal 2010). Il 14% della bolletta (69 euro all'anno circa) riguarda i costi legati ai servizi di rete, mentre l'IVA e le altre riguardano il 13,5 dei costi complessivi (67 euro circa). Infine, rimangono un 13% destinato a oneri generali di sistema, un 10% che finanzia effettivamente gli incentivi sia vecchi che nuovi a fotovoltaico, eolico e biomasse, un 2% che va alle altre “fonti assimilate alle rinnovabili” del CIP6. Secondo Legambiente si tratta di una "definizione ingannevole, perché si tratta soprattutto di raffinerie, inceneritori, acciaierie, impianti a carbone, evidentemente assai poco rinnovabili".

Infine 6 circa, ossia l'1,2% della bolletta va al nucleare, alla ricerca scientifica, a tariffe sociali e imprese elettriche minori.

Andrea Poggio, vice direttore nazionale di Legambiente ha commentato: “L’aumento delle bollette dall’inizio dell'anno, a causa del prezzo del petrolio e del deprezzamento dell’euro è stato di 49 euro sulla bolletta media, mentre per le rinnovabili c'è da attendersi un aumento di 20 euro a partire dal 1° maggio. E mentre il petrolio crescerà ancora, per le rinnovabili l’aumento massimo che si prevede a fine anno è solo di qualche euro. Non si può certo dire che la lievitazione dei costi sia tutto colpa loro! Le rinnovabili che godono degli incentivi oggi producono il 10% dell’energia elettrica e ci costano 48 euro all’anno: il 10% della bolletta. Un dato che, se pur in crescita, peserà sempre meno rispetto al costo delle ‘vecchie’ fonti, del petrolio, degli inceneritori, delle raffinerie e degli impianti a carbone. Non solo: la crescita delle rinnovabili ha fatto abbassare il prezzo dell’energia nelle ore di punta, quando l’energia delle centrali termoelettriche meno efficienti costava di più”.

Ancora sicuri che la colpa dei rincari sia dell'energia pulita?

Francesca Mancuso

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