eolico-off-shore_Sardegna

È grande l’attenzione della regione Sardegna per le rinnovabili, ma non a tutti i costi: questa volta politici, ambientalisti e cittadini si uniscono all’unisono per dire no ad un parco eolico off-shore nel Parco Nazionale dell’Asinara, un’area marina protetta.

La presa di posizione della Regione che prima di tutte le altre ha detto no al nucleare e ha fatto delle rinnovabili il suo cavallo di battaglia col progetto Sardegna CO2.0 è, quindi, chiara: giù le mani dalle sue acque cristalline e dai suoi splendidi paesaggi.

La giunta regionale si è unita alle proteste delle associazioni ambientaliste Gruppo d'intervento giuridico e Amici della Terra e ha detto no alla proposta presentata dalla Seva srl di Aosta per la realizzazione di una centrale eolica off shore, che prevede l’installazione di 26 aerogeneratori da 36 MW alti 90 metri nel tratto di mare fra Porto Torres e il Golfo dell’Asinara, in un’area marina protetta e, peraltro, non molto distante dalla costa.

Sulla vicenda è intervenuto, infatti, il Presidente della regione Ugo Cappellacci: “respingiamo l'idea che qualcuno possa impadronirsi di alcuni degli scorci di pregio delle coste della Sardegna per portare avanti progetti totalmente incompatibili con un'isola” e aggiunge di non essere disposto “a sacrificare il proprio ambiente e il proprio paesaggio per operazioni che nulla hanno a che fare con gli interessi del popolo sardo”.

Gli ambientalisti, intanto, hanno inoltrato specifiche richieste di maggiori informazioni di carattere ambientale e di adozione di opportuni provvedimenti. Nell’azione legale sono stati interessati il Ministero dell’ambiente, la Capitaneria di Porto, la Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Porto Torres.

Questo è l'ennesimo episodio di speculazione eolica in Sardegna", denuncia il portavoce delle due organizzazioni ecologiste, Stefano Deliperi.

Ma questa volta gli appelli non cadano nel vuoto: il deputato del Pdl Mauro Pili, ex presidente della Regione sarda, ha presentato un'interrogazione al ministro delle infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli, per chiedergli di respingere “l'ennesimo tentativo di speculazione sulle coste della Sardegna, che rappresenta un vero e proprio assalto paesaggistico allo straordinario golfo di Porto Torres”.

Oltre che con i suoi accaniti oppositori, pronti a dare battaglia, il progetto della Sveva srl si scontrerebbe anche con la delibera regionale del marzo 2010, che pone un veto esplicito nei confronti della realizzazione di questo tipo di impianti nei pressi delle coste, come ricorda Cappellacci.

Per adesso sembra che non sia stata nemmeno richiesta la necessaria concessione demaniale marittima. Vicenda tutta da scrivere, quindi, ma nel frattempo è lecito interrogarsi su chi beneficerebbe davvero di questo impianto.

Roberta Ragni

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