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Le previsioni dell'European Wind Energy Association (EWEA) parlano chiaro: entro il 2020 i 27 Stati membri dell'Unione Europea, nel complesso, riusciranno a superare il cosiddetto “accordo 20-20-20”, o meglio, uno degli obiettivi dell'accordo stesso. Si tratta di un punto fondamentale, quello di portare ad almeno il 20% la quota di produzione europea di energia elettrica da fonti rinnovabili. Lo studio calcola che in 25 faranno la propria parte come stabilito, mentre 2 paesi soltanto non riusciranno a rispettare i propri impegni. Tra questi, oltre al Lussemburgo, c'è anche l'Italia.

Inutile appellarsi all'opinabilità delle misurazioni o alla faziosità dello studio: i dati elaborati dall'EWEA (per altro, un'associazione no-profit) sono gli stessi che ogni paese membro ha consegnato alla Commissione europea in base al proprio Piano nazionale sulle rinnovabili. Ai primi posti di questa inedita classifica ci sono diverse sorprese, come ad esempio la Bulgaria (+2,8%), la Spagna (+2,7%), o la Grecia (+2,2%), rispettivamente al primo, al secondo e al terzo posto. Nemmeno la crisi economica, dunque, pare essere una buona giustificazione alla nostra bocciatura preventiva. E sì che la previsione più ottimista parla addirittura di un possibile 34% di energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2020, cioè tra meno di 10 anni.

Dal commento di Justin Wilkes, Policy Director dell'EWEA, già si intuisce quale sia ora (e quale sarà quando verrà il momento) la nostra immagine: è incoraggiante che 25 Paesi su 27 raggiungeranno o supereranno il proprio obiettivo. Questo dimostra che la grande maggioranza degli Stati membri hanno capito chiaramente i benefici dell’impiego delle rinnovabili e, in particolare, dell’eolico. Eppure, dalle polemiche dei mesi scorsi, non sembrava che l'Italia fosse tutto un fiorire di pale eoliche? E non si era aperta la corsa all'impianto solare più grande, con tanto di premi e celebrazioni? Perché saremo ancora una volta gli ultimi della classe?

Di certo, secondo l'EWEA, il vero vincitore sarà l'eolico, che raggiungerà la quota record del 14% (10% a terra e 4% offshore). L'idroelettrico rappresenterà invece il 10% circa, le biomasse il 6,6% e il fotovoltaico – nonostante la sua fama – solo il 2,4%. Peccato che il rapporto non parli anche di nucleare: l'Italia, tra una decina d'anni, potrebbe collocarsi tra i primi posti.

Roberto Zambon

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