Windstalk

Milleduecentotre "non turbine" per rivoluzionare l'eolico. Perché alla base del progetto Windstalk sembrano esserci degli enormi... capelli! O almeno è questa l'impressione che si ha guardando i render dell'azienda che ci sta lavorando, la newyorkese Atelier DNA. In realtà, si tratta di pali in fibra di carbonio rinforzata con resina, alti 55 metri e ancorati a una struttura cilindrica il cui raggio misura dai 10 ai 20 metri circa. Ciascun palo ha un diametro di 30 cm alla base, che, proprio come un capello, diminuisce progressivamente fino alla punta, dove misura appena 5 cm. Il progetto ne prevede 1.203, che andrebbero a formare un parco eolico per Masnar City, avveneristico quartiere a zero emissioni e zero rifiuti di Abu Dhabi.

Ma il progetto non sta facendo parlare di sé mezzo mondo solo per il design e l'uso che se ne farà. I vantaggi pratici rispetto all'eolico tradizionale, infatti, sarebbero almeno tre.

  • Primo fra tutti, l'assenza dei rumori molesti tipici delle normali turbine eoliche, per cui Windstalk potrebbe essere installato tanto in aperta campagna quanto in città.
  • Secondo, l'impatto visivo: i “capelli giganti” potrebbero risultare più estetici delle “mega-pale-eoliche” (de gustibus non disputandum est).
  • Terzo, le rotte migratorie: evitare un'elica che si sta muovendo a 30-40 km/h piuttosto che un palo di pochi centimetri di diametro è per un uccello più facile e – sicuramente – la posta in gioco è molto più bassa.

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Il condizionale comunque è d'obbligo, visto che il progetto per ora è solo su carta (anzi, su computer), ma il principio su cui si basa Windstalk – l'oscillazione – non sembra avere controindicazioni: ogni palo contiene una pila di dischi di ceramica piezoelettrica, che vengono “deformati” dalla trazione di un cavo al loro interno, trazione che sarà direttamente proporzionale alla forza del vento. In pratica i moduli, indipendenti l'uno dall'altro, dovrebbero oscillare come erba al vento, con tanto di luce al led in punta che aumenterà o diminuirà di intensità a seconda della quantità di energia prodotta.

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Non solo: all'interno del cilindro alla base di ciascun palo, i progettisti della DNA hanno pensato di sistemare una turbina elettrica, il cui movimento sarà generato dal fluire verso il basso o verso l'alto dell'acqua. In un certo senso, si tratta di un sistema per conservare l'energia: il moto del palo sposta una massa d'acqua da una camera più bassa a una più alta; finito il vento, il palo torna dritto e l'acqua fluisce verso la camera inferiore, muovendo la turbina.

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Per ora, il progetto è valso ai suoi ideatori il secondo premio al Land Art Generator Initiative (LAGI), una competizione in cui si chiedeva ai partecipanti di ideare una serie di installazioni paesaggistiche che combinassero in modo originale l'aspetto estetico e il concetto artistico alla filosofia dell'energia pulita. Obiettivo sicuramente raggiunto. Almeno in teoria.

Roberto Zambon



 

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