Trump dazi fotovoltaico

Dazi sul fotovoltaico da parte dell'amministrazione Trump. Il rappresentante degli Stati Uniti Robert Lighthizer ha annunciato che il presidente americano ha approvato una serie di raccomandazioni volte a imporre delle tasse sull'importazione di celle e moduli fotovoltaici e lavatrici.

Trump ha inferto un altro colpo all'industria delle energie rinnovabili. La Commissione internazionale del commercio estero (ITC) ha rilevato che i produttori degli Stati Uniti erano stati seriamente colpiti dalle importazioni e avevano formulato diverse raccomandazioni indirizzandole al Presidente.

"Sulla base di queste informazioni, il comitato di politica commerciale ha sviluppato delle raccomandazioni, che il presidente ha accettato. L'azione del Presidente chiarisce nuovamente che l'amministrazione Trump difenderà sempre i lavoratori americani, gli agricoltori, i proprietari di bestiame e le imprese in questo senso" sono le parole di Lighthizer.

La mossa minaccia un'industria da 28 miliardi di dollari che si basa su parti prodotte all'estero per l'80% della sua fornitura.

Le tariffe sono l'ultima azione di Trump per minare l'economia delle rinnovabili. L'amministrazione ha già deciso di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, ha cercato di ridurre le normative dell'era Obama sulle emissioni delle centrali elettriche e ha firmato una radicale riforma fiscale che ha limitato i finanziamenti per il solare e l'eolico. I dazi sull'importazione sono però l'attacco più mirato e potrebbero avere le conseguenze maggiori per il settore dell'energia.

Per le importazioni di celle e moduli fotovoltaici, il Presidente ha approvato l'applicazione delle seguenti tariffe di salvaguardia per i prossimi quattro anni:

dazi fotovoltaici usa1

I dazi saranno del 30% nel primo anno, del 25% nel secondo anno, del 20% nel terzo anno e del 15% nel quarto anno. Inoltre, i primi 2,5 gigawatt di celle solari importati saranno esentati dai dazi in ciascuno di questi quattro anni.

Per quanto riguarda le lavatrici, i dazi saranno ddel 20% sulle prime 1,2 milioni di unità ad uso residenziale importate nel primo anno, percentuale che salirà al 50% superati 1,2 milioni di unità. A partire dal terzo anno, i dazi scenderanno al 16% per il primo gruppo e al 40% per il secondo. 

Dal canto suo, la Cina ha già spostato altrove la produzione ed evaso gli sgravi degli Stati Uniti, pur mantenendo intatta la propria capacità produttiva. Oggi, il colosso asiatico domina la catena di fornitura globale e, per sua stessa ammissione, sta cercando di aumentare la propria capacità. L'impatto maggiore dei dazi riguarderà gli installatori americani di pannelli, che ricevono la maggior parte delle loro forniture da società cinesi.

A beneficiarne saranno soprattutto alcune grandi società americane, come First Solar, la Gigafabbrica di Tesla, SolarWorld e Suniva. Suniva ha ringraziato Trump per "aver tenuto conto della Cina e dei suoi delegati" aggiungendo di essere pronta a negoziare accordi globali.

SolarWorld ha fatto sapere di aver "apprezzato il duro lavoro di Trump" e di essere "fiducioso" che le tariffe saranno sufficienti a ricostruire la produzione solare negli Stati Uniti.

La Solar Energy Industries Association (SEIA) - l'associazione commerciale nazionale per l'industria degli Stati Uniti - e i suoi membri hanno espresso delusione per la decisione del presidente Trump di imporre tariffe del 30% su celle e pannelli solari importati. La decisione causerà la perdita di circa 23.000 posti di lavoro americani quest'anno e comporterà il ritardo o la cancellazione di miliardi di dollari di investimenti solari.

"Mentre le tariffe in questo caso non creeranno un'adeguata produzione di celle o moduli per soddisfare la domanda degli Stati Uniti, o mantenere a galla Suniva e SolarWorld di proprietà straniera, creeranno una crisi in una parte della nostra economia che è stata fiorente, il che alla fine graverà su decine di migliaia di americani che lavorano duramente", ha detto Abigail Ross Hopper, Presidente e CEO di SEIA.

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Francesca Mancuso

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