celle-solari

Da oggi la ricerca nel campo dell'energia solare e del fotovoltaico avrà un alleato in più: è stato infatti inaugurato a Cambrige il Solar Frontiers Center (SFC), progetto annunciato nel luglio 2008 e frutto della collaborazione tra ENI e Massachusetts Institute of Technology (MIT). Si tratta di un centro interamente dedicato all'attività di ricerca & sviluppo delle tecnologie solari, costituito da spazi e laboratori condivisi, ai quali si aggiunge una sala riunioni dotata di video-conferenza.

Il SFC è il risultato della collaborazione avviata da qualche anno tra ENI e MIT (noto anche per aver messo a punto la ruota Copenhagen Wheel e la batteria che si ricarica attraverso una colonia di virus) , nell'ambito di un programma denominato Solar Frontiers, che ha già ottenuto diversi risultati:

  • la realizzazione della prima cella solare ultraflessibile;
  • la realizzazione della prima cella solare stampata su carta al mondo;
  • sviluppo di celle solari che imitano il processo fotosintetico;
  • realizzazione di un prototipo che massimizza l'investimento su impianti solari termici a specchi parabolici per la distribuzione dell'energia solare a concentrazione

L'impegno, nei prossimi 5 anni, prevede un investimento di 50 milioni di dollari, che serviranno, oltre che a sostenere il lavoro del SFC, anche per finanziare il programma parallelo MITEI (MIT Energy Initiative), volto anch'esso allo sviluppo delle tecnologie solari e di moduli fotovoltaici innovativi. Poiché gli attuali pannelli fotovoltaici – si legge nel sito www.30percento.it, uno dei portali ENI – “hanno poche possibilità di competere realmente con le fonti energetiche convenzionali e hanno inoltre un ambito di applicazione piuttosto limitato, […] la nuova generazione di dispositivi fotovoltaici sarà caratterizzata da una serie di innovazioni”. Tali innovazioni sono appunto l'obiettivo della ricerca del Solar Frontiers Center.

Tra queste, le più importanti sono l'abbassamento del costo dei materiali, con l'utilizzo di polimeri e nano-strutture; il passaggio, per quanto riguarda le tecniche di costruzione, da tipologie a semiconduzione a più comuni processi di stampa (qualcosa di molto simile alla corrispondente stampa su carta); e infine l'applicazione di dispositivi leggeri e flessibili che possano essere installati su superfici non piatte, in diverse forme e dimensioni, dando vita a una gamma di possibilità fino ad oggi inimmaginabile.

Un programma, insomma, davvero impegnativo, i cui risultati potranno in futuro rendere più accessibili e funzionali le tecnologie solari. Non ci resta che aspettare, augurando ai ricercatori del nuovissimo Solar Frontiers Center di fare del loro meglio. In fin dei conti, la posta in palio riguarda tutti noi.

Roberto Zambon

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