Catturare la luce del sole con le finestre: arrivano i palazzi fotovoltaici

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Il fotovoltaico entrerà in casa con le finestre solari: un gruppo di ricerca del Los Alamos National Laboratory (Usa) ha confermato che questa possibilità non solo esiste, come altre ricerche avevano dimostrato, ma è scalabile, ovvero applicabile alle dimensioni delle finestre degli edifici.

La tecnologia si basa sui concentratori solari luminescenti (LSC), dispositivi che possono essere usati su pannelli fotovoltaici di grandi dimensioni, costituiti da una lastra di vetro trasparente o di plastica disseminata all’interno o in superficie di fluorocromi, composti chimici con spiccate proprietà fluorescenti.

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Queste molecole assorbono la luce solare che arriva sulla superficie, la riemettono con una energia inferiore, quindi, per riflessione interna (come se all’interno ci fossero tanti piccoli specchi) vengono condotti ai bordi del dispositivo, dove sono assorbiti dalle celle fotovoltaiche.

Questo meccanismo consente alla tecnologia di essere applicata a vaste aree senza significativa perdita di efficienza, tanto da ritenere possibile costruire interi edifici con queste finestre, e di immaginare un futuro non troppo lontano in cui i grandi “palazzi di vetro” diventino “palazzi fotovoltaici”.

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Ma come trasformare tutto in energia elettrica?

“Stiamo sviluppando concentratori solari in grado di raccogliere la luce del sole dalle finestre dell’edificio e di trasformarla in energia elettrica, utilizzando quantum-dot (semiconduttori nanometrici, N.d.R.) a base luminescenteha spiegato Victor Klimov, direttore dell’Alamos Center Los for Advanced Solar Photophysics (CASP), che guidato lo studio.

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La notizia, insomma, fa ben sperare nella diffusione di una tecnica di generazione di energia rispettosa dell’ambiente sotto diversi punti di vista: innanzitutto per l’utilizzo di energia rinnovabile, ma anche l’ottimizzazione delle materie prime nella produzione degli elementi architettonici degli edifici.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Energy.

Roberta De Carolis

Foto: Los Alamos National Laboratory