pianta_tabaccoUn'idea rivoluzionaria sul fronte del fotovoltaico arriva dagli USA ed è stata annunciata di recente a Berkeley da un'equipe di scienziati dell'University of California . Alcuni ricercatori, infatti, prendendo spunto dai meccanismi di fotosintesi presenti in natura, sostengono di essere in grado di modificare le piante di tabacco in modo da trasformare le foglie in efficientissimi pannelli fotovoltaici biodegradabili.

A dire il vero gli scienziati non sono ancora riusciti a dimostrare come produrre energia elettrica da questi pannelli solari rivoluzionari. Fumata nera, dunque ? È ancora presto per dirlo ma i ricercatori stanno lavorando alacremente e sono, senza dubbio, su una strada che, seppure ancora lunga, potrebbe portare a produrre energia in modo totalmente naturale con dispositivi totalmente biodegradabili che risolverebbe anche il problema dello smaltimento e del riciclo dei pannelli fotovoltaici.

Senza contare, poi, che stiamo parlando di tabacco, un settore tanto vituperato a causa della mancanza di scupoli di alcune grandi multinazionali. Per queste aziende potrebbero, invece, aprirsi interessanti risvolti occupazionali. Ad esempio anche in Italia dove in molte zone, come ad esempio in Toscana, ci sono ancora grandi manifatture di tabacco che potrebbero vedersi davanti nuovi scenari di ulteriore sviluppo nella "green economy".

Ma in pratica, come avverrebbe la trasformazione delle foglie di tabacco in strumenti capaci di catturare l'energia del sole? Il segreto sta nel fare "ammalare" le piante infettandole con un virus già presente in natura, ma geneticamente modificato. "Nel corso di miliardi di anni - ha commentato Matt Francis, ricercatore a capo del progetto - l'evoluzione ha stabilito esattamente i giusti percorsi per raccogliere la luce del Sole e per farlo con ineguagliabile efficienza. Stiamo solo cercando di imitare perfettamente tali sistemi". Gli scienziati hanno sfruttato le capacità del virus del mosaico del tabacco di "riprogrammare" le celle inducendo la pianta infetta a generare "cromofori artificiali", strutture specializzate nella conversione della luce solare in elettroni ad alta potenza: nelle molecole biologiche che servono per catturare o rilevare l'energia della luce essendo il cromoforo la frazione che provoca un cambiamento della molecola quando colpita dalla luce.

I cromofori crescono uno sopra l'altro fino a disporsi in barre di poche centinaia di nanometri. Per arrivare alle unità sintetiche gli scienziati hanno raccolto e tritato le piante; quindi hanno estratto le strutture, disciolte in una soluzione liquida e, quindi, spruzzato quanto ottenuto su un substrato in vetro o plastica (un embrionale pannello fotovoltaico?) rivestito con le molecole che ne hanno assicurato il fissaggio.

Speriamo che da questo interessante esperimento possano scaturire anche rilevanti applicazioni pratiche. Ma, soprattutto, anche che se tutta la procedura non dovesse avere successo, ci auguriamo proprio che non vada tutto "in fumo"...

Andrea Marchetti


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