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Quando è chiuso sembra un fiore, con i petali ripiegati. Ma al suo interno racchiude una grande forza, che coniuga la grazia degli origami con quella delle moderne tecnologie per l'esplorazione spaziale, ma soprattutto con la produzione di energia da fonti rinnovabili. È il nuovo pannello fotovoltaico su cui da tempo è al lavoro la Nasa in collaborazione con Shannon Zirbel, della Brigham Young University.

Un dispositivo grande un centimetro ma in grado di espandersi fino a raggiungere da 2,7 a 25 metri di diametro riuscendo a fornire circa 250 kW di energia . Merito di un materiale pieghevole, che utilizza una tecnica chiamata hannaflex e che si presenta come un fiore quando è compattato e ha una forma circolare piatta. Ma una volta aperto può raggiungere fino a dieci volte la dimensione iniziale.

Al lavoro sul progetto Brian Trease, che 20 anni fa, durante un'esperienza di studio in Giappone, imparò l'arte di piegare la carta, fino ad applicarla alla tecnologia spaziale. Riprendendo un'idea già sviluppata presso la Brigham Young University, Trease ed il suo team hanno così creato il primo prototipo del pannello fotovoltaico.

Un sistema così composto sarebbe in grado di sostituire i tre gruppi di pannelli attualmente utilizzati dalla Nasa, ma avrebbe sicuramente applicazioni anche sulla Terra, non solo sull'esplorazione spaziale.

origami nasa2

Secondo i ricercatori della Nasa, infatti, il pannello-origami potrebbe permettere al pianeta di utilizzare maggiori quantità di energia solare attraverso una centrale orbitante in grado di inviare l'elettricità sulla Terra in modalità wireless ad esempio tramite microonde. L'invio dei pannelli solari fino allo spazio sarebbe facile, spiega Trease, perché potrebbero tutti essere piegati e confezionati in un unico lancio di un razzo, senza necessità dell'invio di un astronauta per il montaggio.

Chiuso in partenza come un ventaglio o una fisarmonica, una volta in orbita il pannello-origami sarebbe in grado di aprire da solo le pieghe rivolgendosi verso il sole e captandone l'energia e la luce, da mettere poi a disposizione per i satelliti e le stazioni ma anche per la Terra.

Ma vi sono ancora delle difficoltà da superare. Gli scienziati sono ancora alla ricerca di un materiale che possa resistere a questo tipo di stress. “L'origami è storicamente fatto in carta. Ora stiamo studiando come piegare i metalli, la plastica?”, cercando di trovare un materiale in grado di aprirsi e richiudersi rispondendo a lungo a queste sollecitazioni.

Un'idea comunque affascinante, che ancora una volta parte dal richiamo alle tradizioni e all'energia pulita in vista di un futuro sempre meno legato alle fonti fossili.

Francesca Mancuso

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