g7 energia

Al G7 si discute di energia, con i ministri dei Paesi partecipanti che oggi sono riuniti a Roma. Si parladi come ridurre la dipendenza dalla Russia, alla luce della crisi ucraina. I leader nazionali sapranno risolvere la situazione o daranno le risposte sbagliate? È questo il maggior timore degli attivisti di Greenpeace, che hanno aperto uno striscione in piazza del Popolo, con la scritta "G7: go renewable, go clean & independent".

Lo sviluppo delle rinnovabili e dell'efficienza è l'unica via per incrementare l'indipendenza energetica, a parere dell'associazione ambientalista. A quanto pare, il Regno Unito e la Polonia vorrebbero continuare a importare gas, petrolio e carbone rivolgendosi ai mercati del Medio Oriente, del Caucaso o del Nord America. Una simile politica, basata su un cambio di fornitori, metterebbe a rischio l'impegno dell'Europa per la lota ai cambiamenti climatici.

Stati Uniti, Polonia, Regno Unito e Canada vedono nello shale gas la soluzione per garantire una maggiore efficienza energetica. Si teme però che lo sfruttamento di tale fonte possa causare enormi danni ambientali e sanitari. Inoltre, il ricorso allo shale gas non avrebbe alcun effetto sulle importazioni del gas russo entro il 2030.

In Francia l'uso dello shale gas è vietato. In Germania una parte della coalizione di Governo ha richiesto che il fracking venga dichiarato illegale. Altri stati cercano una soluzione nel carbone, che rappresenta la fonte più pericolosa per il clima, dato che è responsabile del 40% delle emissioni di gas serra. Altri ancora pensano al nucleare, ma si tratterebbe di una strada impraticabile, visti i pochi reattori in costruzione in Europa, i problemi tecnici, di budget e di ritardo sui tempi di realizzazione.

La preoccupazione maggiore per Greenpeace è rappresentata dall'azione delle lobby - tra cui troviamo anche Enel e Eni - che intervengono per frenare la svolta verso le rinnovabili e per tenere i Governi ostaggio delle fonti fossili. Si teme dunque una conferma del ruolo essenziale delle fonti energetiche non rinnovabili in nome del mero profitto e senza tenere conto delle conseguenze per l'ambiente.

g7 greenpeace

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Secondo la Commissione Europea, dare spazio alle rinnovabili permetterebbe di ridurre la dipendenza dal gas russo del 29% entro il 2030 e del 54% entro il 2050. Dato che le rinnovabili sono tra le fonti in maggiore crescita in Europa e che il loro mercato può rappresentare un importante prospettiva di investimento, perché non favorire questo passaggio? Greenpeace chiede dunque ai leader del G7 e d'Europa di intervenire per una maggiore stabilità e sicurezza energetica con un grande piano di sviluppo per le rinnovabili, da intraprendere prima del Summit sul Cambiamento Climatico del prossimo 23 settembre.

Marta albè

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