incentivi_fotovoltaicoIn un periodo in cui il rinnovo degli incentivi per il fotovoltaico è messo in discussione, non senza le reazioni da parte delle associazioni ambientaliste come Legambiente, indignate dalla proposta del Governo di cancellare il bonus fiscale del 55% riservato al solare termico, dalle imprese del fotovoltaico, arriva in questi giorni, quella di ridurre le tariffe incentivanti rispetto alle attuali per continuare a crescere. Anche se sembrerebbe un paradosso, Confindustria ANIE/ GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) che ha illustrato il suo piano all'interno del 9°Italian Energy Summit organizzato da Il Sole 24 Ore, sostiene che per fare in modo che ci sia realmente uno sviluppo sano del fotovoltaico, le rinnovabili debbano cominciare a camminare con le proprie gambe, provando a fare a meno della massiccia dose di incentivi statali.

Attualmente quello italiano, è uno dei più elevati sistemi di incentivazione nazionale a livello mondiale per le energie alternative e, in particolare per il fotovoltaico che, effettivamente, ha permesso a questo tipo di tecnologia di diffondersi notevolmente sul territorio, non senza creare anche casi limite come quello, ad esempio, denunciato dall'Associazione Nuova Messapia che si sta battendo contro il fotovoltaico selvaggio conseguente agli incentivi che starebbe minando seriamente l'agricoltura e il territorio salentino.

Gli incentivi statali destinati alle rinnovabili poi, sono finanziati dalla bolletta energetica degli italiani e la voce grava oggi sulla fattura per circa il 7,5% del totale. Una percentuale destinata ad aumentare se confermati gli attuali livelli di incentivazione, dovendo necessariamente aumentare la quota di energia prodotta da fonti alternative secondo quanto fissato dagli obiettivi presi con l'Europa. Negli altri paesi del continente i rubinetti per l'incentivazione del fotovoltaico cominciano a chiudersi: è il caso della Spagna che ha tagliato considerevolmente i finanziamenti dedicati e della Germania che si sta avviando su questa strada.


Anche la proposta lanciata dalla GIFI si inserisce su questo filone e prevede di rivedere e modificare sostanzialmente il Conto Energia a partire dal 2011 con l'introduzione di un nuovo regime tariffario che avrebbe una validità di cinque anni (2011-2015). Con questo nuovo Conto Energia si innalzerebbe il limite di potenza incentivabile fino a 7.000 MWp (dagli attuali 1.200 MWp) e si riformulerebbe la suddivisione per classi di potenza, tenendo conto delle sensibili differenze di costo in funzione delle taglie e delle soluzioni di connessione in Media e Alta tensione adottando fra l'altro due tipologie di impianti: a terra e su edifici.

Confindustria ANIE/ GIFI propone inoltre bonus speciali per l'integrazione architettonica totale degli impianti fotovoltaici (+25%), per l'installazione in aree compromesse dal punto di vista ambientale come cave e discariche a fine ciclo vita (+10%) e per la sostituzione di coperture in amianto e eternit (+10%).

Una novità interessante è la proposta di adeguamento della tariffa incentivante al 31 Luglio di ogni anno anziché al 31 Dicembre. In virtù di ciò la tariffa in vigore dal 2011 avrebbe validità un anno e mezzo, ovvero fino al 31 Luglio 2012.

Inoltre, dal 2012 fino al 2015 le tariffe potranno subire una ulteriore riduzione annua pari al 5% continuando in questo modo a garantire adeguati profitti agli investitori, a tutta la filiera industriale ed al cliente finale. "Queste considerazioni - dichiara Gert Gremes, presidente del GIFI aderente a Confindustria ANIE - sono frutto di una approfondita analisi dell'evoluzione del costo dell'impianto fotovoltaico e del conseguente costo dell'energia da esso prodotta". Un lavoro che va avanti da alcuni mesi e che è frutto di un processo partecipativo che ha visto coinvolti, oltre a Confindustria ANIE/ GIFI , i rappresentanti dell'industria, Confindustria e il mondo accademico".

Per discutere della proposta, sono previsti diversi incontri anche con altre associazioni interessate al fotovoltaico come APER e Assosolare per lavorare tutti insieme ad una soluzione condivisa da sottoporre alle istituzioni competenti. Anche perché stando ad uno studio realizzato in collaborazione con l'Unversità di Padova, con questo nuovo regime tariffario, al 2020 si garantirebbe l'installazione di 15.000 MWp di impianti fotovoltaici e la creazione, lungo tutta la filiera, di almeno 90.000 posti di lavoro. L'incentivazione, inoltre, assicurerebbe entrate nelle casse dello Stato per 521 milioni di € come IVA sugli investimenti dell'industria da sommare ai 156 milioni di € risparmiati per le emissioni nocive di CO2 evitate.

Stando a quanto sostenuto dal Gruppo delle imprese, questo piano rappresenterebbe uno stimolo e non un freno all'aumento della quota di elettricità fotovoltaica. Dello stesso parere anche Richard Paul Ingmar Wilheim, responsabile area sviluppo Italia di Enel Green Power: "L'industria ha il dovere di creare una vera concorrenzialità nelle energie rinnovabili, occorre cioè pensare di poter fare a meno degli incentivi nel più breve tempo possibile. Bisogna investire e sviluppare ricerca sulle nuove fonti: il fotovoltaico sarà in grado di raggiungere la grid parity entro tre-cinque anni. A quel punto si aprirà un grande potenziale di sviluppo per il solare nel settore residenziale. Considerando anche la particolare conformazione del territorio italiano, sono convinto infatti che la grande maggioranza del fotovoltaico sarà garantita in futuro da impianti di piccola taglia".

Una green economy che vuole riscattarsi dall'intervento dello Stato, insomma, ma siamo sicuri che il "liberismo verde" sia la vera strada per questa nuova rivoluzione?

Simona Falasca e Lorenzo Briotti


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