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Cop26: la seconda bozza dell’accordo sul carbone delude tutti, dagli ambientalisti agli scienziati

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Servono azioni molto più consistenti se vogliamo davvero contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C, come suggerito dagli Accordi di Parigi

I Paesi di tutto il mondo sono chiamati ad accelerare la loro uscita dalla dipendenza dal carbone se si vuole contenere l’aumento delle temperature globali entro +1,5°C, evitando le conseguenze irreversibili della crisi climatica. Scienziati e associazioni ambientaliste sono scese in campo criticando aspramente la seconda bozza del documento redatto in occasione della fine della Conferenza delle Parti di Glasgow, che arriva oggi alla sua conclusione.

Cosa prevede la nuova bozza (e perché non basta)

Se da una parte emerge chiaramente l’impegno ad abbandonare gradualmente i combustibili fossili, dall’altra si parla di accelerazione nell’abbandono del carbone non abbattuto e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili: in pratica: sarà possibile creare nuoce centrali, alimentate a carbone, che applichino tecnologie per la cattura del diossido di carbonio dall’atmosfera; inoltre, l’aggettivo inefficiente permetterà l’estrazione e il commercio di combustibili fossili, a patto che siano inseriti in progetti più “sostenibili”.

Per quanto riguarda i finanziamenti per la tutela del clima, questi restano vaghi e pochi ambiziosi, come vaghe restano anche le informazioni relative ai fondi da investire per ripagare le perdite subite dai paesi in via di sviluppo a causa degli effetti devastanti del clima – tali interventi economici erano stati previsti anche dalla Cop21 di Parigi (2015), ma finora nulla di concreto è stato fatto per aiutare paesi come il Madagascar, minimamente responsabili della crisi climatica ma profondamente colpiti dai suoi effetti.

Anche gli accordi regolatori dei contributi nazionali volontari (NDC) deludono le aspettative: secondo la nuova bozza, ogni Paese dovrebbe aggiornare il proprio piano ogni cinque anni (questo permetterebbe un piano d’azione più concreto e serrato, suscettibile di cambiamenti qualora i risultati non fossero evidenti) – ma si tratta di un semplice invito e non di un obbligo. Insomma, saranno i Paesi stessi ad autoregolarsi e a scegliere quando e se aggiornare i piani di azione in difesa dell’ambiente – questo lascia ai governi ampio margine per l’inazione. 

(Leggi anche: Cop26, seconda bozza: si gioca al ribasso e con le parole per ammorbidire gli impegni)

Le proteste degli ambientalisti

Sono numerose associazioni ambientaliste che si sono dette deluse da questa seconda bozza, ancor più blanda della prima, che dona ai singoli Paesi un più ampio margine di movimento per continuare a usare i combustibili fossili e allontana l’urgenza degli impegni in favore dell’ambiente. In particolare, Friends of the Earth (FoE) condanna la bozza sia perché gli impegni da sottoscriversi sono troppo blandi, sia perché sicura che i Paesi ricchi stanno già preparando la loro via di fuga dagli accordi:

Più passano i minuti e più le responsabilità economiche connesse al cambiamento climatico dovrebbero essere protagoniste dei negoziati alla Cop26 – ha affermato Rachel Kennerley di FoE. – E invece sembra proprio che le nazioni ricche si stiano preparando alla fuga: la bozza finale presentata questa mattina parla della rimozione dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili, dichiarando praticamente che quelli efficienti sono accettabili dal punto di vista ambientale. Questo summit ha riciclato annunci propagandistici già in precedenza disattesi, mentre resta ancora un preoccupante divario fra gli impegni esistenti e quelli molto più pesanti necessari per raggiungere l’obiettivo principale della Cop26, ovvero contenere il riscaldamento globale.

Anche secondo il WWF, i risultati raggiunti alla Conferenza delle Parti di Glasgow non sono sufficienti ad invertire davvero la rotta per salvare l’ambiente: se vogliamo assicurarci di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C per fine secolo, come previsto dagli Accordi di Parigi sul Clima, bisogna eliminare subito la dipendenza dal carbone e i sussidi per i combustibili fossili – e invece la tabella di marcia proposta dal nuovo accordo prevede tempi molto più lenti per l’inversione di tendenza rispetto alla sua prima stesura.

Il WWF accoglie con favore l’intenzione di innalzare gli impegni sul clima entro il 2022, che continua ad essere presente nel testo, ma non è ancora allineato a 1,5℃ – si legge nella dichiarazione dell’associazione. – Questo impegno deve essere accompagnato da un’azione a breve termine, per esempio, accettando di eliminare gradualmente le migliaia di miliardi spesi ogni anno per sovvenzionare i combustibili fossili, che potrebbero servire a raggiungere i 100 miliardi di dollari che le parti non sono riuscite a raggiungere durante questi negoziati a Glasgow.

L’associazione Greenpeace, infine, chiede di unire le forze e dare battaglia per salvare l’ambiente dalla crisi climatica:

La linea di demarcazione sull’abbandono del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili si è criticamente abbassata, ma esiste ancora e necessita di essere rafforzata nuovamente prima che questo summit si concluda – afferma invece Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International. – Si tratta di una discussione importante che noi dobbiamo vincere a tutti i costi. Nel frattempo, purtroppo, siamo passati dall’urgenza per i Paesi partecipanti di rivedere i loro obiettivi per la riduzione delle emissioni entro in 2030 alla richiesta di farlo l’anno prossimo: non andava bene prima, ma ora va ancora peggio – per questo c’è bisogno di un cambiamento.

(Leggi anche: COP26: perché l’accordo sul carbone non è sufficiente per evitare la catastrofe climatica)

Cosa dice la scienza

Gli scienziati non usano mezze misure per dirlo: il mondo si sta avviando a livelli di riscaldamento globale ben superiori ai limiti imposti dagli Accordi di Parigi del 2015. Secondo l’indagine di Climate Action Tracker (CAT), le temperature aumenteranno di 2,4°C entro la fine del secolo – dando vita a fenomeni climatici estremi come aumento del livello dei mari, siccità, alluvioni, ondate di calore e tempeste. Questo perché gli obiettivi a breve termine che i vari Paesi si sono posti (entro la fine di questo decennio) non riusciranno a contenere le emissioni di gas serra in modo adeguato a contenere l’aumento delle temperature entro +1,5°C. inoltre, sempre secondo l’associazione, le buone intenzioni che i Paesi si sono impegnati a portare avanti nei prossimi decenni non basteranno a fermare la crisi climatica, se i loro piani nella realtà sono diversi: se si tengono conto delle misure governative attualmente messe in atto, le temperature globali aumenterebbero fino a +2,7°C.

QUI è possibile leggere la bozza del documento.

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Fonti: WWF / Reuters / The Guardian 

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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