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Cop26, pubblicata la terza bozza. Siamo in dirittura di arrivo?

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Questa mattina, ben oltre i tempi supplementari, arriva la terza bozza finale dell’accordo sul clima. Cosa cambia? Il testo sarà ora esaminato e discusso dai delegati 

Il testo di ciò che i padroni di casa del Regno Unito hanno affermato dovrebbe essere la bozza finale dei risultati del vertice sul clima Cop26 è stato rilasciato da pochi minuti a Glasgow.

I delegati studieranno attentamente la decisione fino alle 11 ora locale, quando saranno chiesti le loro reazioni in un “inventario”, dopo di che la presidenza cercherà di passare rapidamente a una sessione finale in cui le decisioni potranno essere adottate.

L’ultima bozza di accordo chiede ai Paesi di accelerare “l’eliminazione graduale dell’energia dal carbone senza sosta e dei sussidi inefficienti per i combustibili fossili“.

Cosa cambia rispetto alla seconda bozza che era risultata un po’ troppo “mitigata” nei termini chiave permettendo così larghe interpretazioni e lasciando aperte vie di fuga discrezionali in particolar modo sul concetto di fonti poco. In particolare, anche in questa bozza:

  • rimane phase out from unabated coal, ossia carbone, ma indebolito

  • all’aggiornamento annuale degli NCD viene aggiunto “se necessario” 

  • rimane “rimuovere sussidi fossili inefficienti “, con quell’aggettivo che indebolisce

  • rimane però anche il riferimento esplicito al metano come gas serra, da ridurre entro il 2030

  • nella versione appena rilasciata, però,  assistiamo a un piccolo miglioramento: al posto di “fonti a basse emissioni” si inserisce “accelerazione di energia pulita ed efficienza energetica

Questione di termini, vero, ma che in concreto fanno la differenza e non si tratta di sottigliezze. Attendiamo ora l’esito della discussione, intanto non si risparmia Tasneem Essop, direttore esecutivo di Climate Action Network, che ha descritto quell’ultimo testo come un “chiaro tradimento” da parte delle nazioni ricche:

L’ultima bozza di testo della Cop26 è un chiaro tradimento da parte delle nazioni ricche – Stati Uniti, UE e Regno Unito – delle comunità vulnerabili nei paesi poveri.

Bloccando la proposta di AOSIS (un’organizzazione intergovernativa fra piccoli paesi insulari, ndr)  e G77 (un’organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite, formata da 134 Paesi del mondo, principalmente in via di sviluppo, ndr) + Cina, che rappresenta 6 miliardi di persone, sulla creazione di una struttura di finanziamento per perdite e danni, i Paesi ricchi hanno dimostrato ancora una volta la loro completa mancanza di solidarietà e responsabilità nel proteggere coloro che affrontano il peggio degli impatti climatici.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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