@ukcop26.org

La Cop26 non è uguale per tutti: le nazioni più povere potrebbero non riuscire a partecipare

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Brexit e pandemia sarebbero alle origini delle commissioni che quest’anno arrivano fino al 30% in più rispetto alla Cop25. I padiglioni svolgono un ruolo importante nella sensibilizzazione su questioni chiave, ma i Paesi in via di sviluppo potrebbero risentire dei prezzi di noleggio arrivati alle stelle. E non essere presenti

Tra poche settimane, circa 20mila ministri, attivisti e dirigenti di quasi tutti i Paesi del mondo si riuniranno a Glasgow per la Cop26 e studiare come fare progressi nella lotta alla crisi climatica. È già tutto pronto? Non proprio. I diversi Paesi e gli organizzatori che pianificano di ospitare eventi durante il summit temono quello che si prevedeva a giusta ragione: l’aumento dei costi che causerà problemi soprattutto alle nazioni in via di sviluppo.

Secondo quanto si legge su The Guardian, per esempio, diversi partecipanti hanno affermato che il costo dell’affitto dei padiglioni Cop26 – spazi per eventi per ospitare workshop, tavole rotonde e discorsi durante la conferenza – è considerevolmente più alto rispetto alla Cop25 di Madrid. Alcuni asseriscono sia aumentato fino al 30%.

E non solo: gli host del governo britannico stanno ancora cercando di capire come preparare i laboratori sanitari scozzesi per elaborare i test del coronavirus in caso di epidemia, se si pensa che molti dei partecipanti al summit proverranno da Paesi in cui i vaccini non sono ancora ampiamente disponibili.

Insomma, il vertice sul clima sarà uno dei più grandi raduni internazionali tenuti durante la pandemia di Covid-19. Tra coloro che dovrebbero partecipare ci sono la regina Elisabetta, papa Francesco e almeno 100 Presidenti e primi ministri. La posta in gioco è eccezionalmente alta, e anche i soldi che girano non sono da meno.

I Paesi più poveri quelli più in difficoltà (ovviamente)

Un funzionario di un Paese in via di sviluppo si è detto “molto preoccupato” per la capacità operativa dell’evento, che a causa della pandemia vogliono rendere disponibile anche online, dopo che gli è stato detto che il personale tecnico non poteva essere garantito a meno che non avessero sostenuto delle spese extra. L’operazione logistica, hanno affermato, è “confusa e costosa”. In più, raccontano, l’unico costo trasparente era il canone di locazione di 400 sterline al metro quadrato, che non include la personalizzazione e i requisiti tecnologici, che – secondo loro – potrebbe costare oltre 1.000 sterline al metro quadrato (a Madrid il costo dell’affitto era di circa 300 sterline al metro quadrato).

Allo stesso modo, anche un funzionario dell’Organizzazione mondiale della sanità, che ospita un padiglione della salute con oltre 60 eventi per i delegati della salute globale, ha affermato che i prezzi “oltraggiosi” sono più del doppio di quelli originariamente previsti.

La colpa? Probabilmente la Brexit e la carenza di materiali e di risorse umane, ma quel che è peggio è che saranno i Paesi in via di sviluppo ad essere senza dubbio colpiti dagli alti costi.

Stiamo cercando di sostenere il ministero della salute delle Fiji e altri ministeri della salute di tutto il mondo, paesi a basso reddito, per venire alla Cop26 perché vogliamo che sia presente la rappresentanza della comunità sanitaria. Ma anche per noi i prezzi dei voli e poi degli hotel sono quattro volte superiori rispetto agli anni precedenti, dicono dalla OMS.

Un portavoce delle Nazioni Unite ha invitato il governo del Regno Unito a garantire “una partecipazione equa, inclusiva e sicura da parte delle nazioni in via di sviluppo e della società civile“, sostenendo che i Paesi in via di sviluppo non possono permettersi tasse pretese dal governo del Regno Unito.

Stiamo lavorando a stretto contatto con i nostri partner di consegna per garantire che il ‘palcoscenico’ sia pronto per Cop26 quando inizierà alla fine di questo mese e siamo fiduciosi che tutti i padiglioni saranno pronti in tempo, dichiara di contro un portavoce di Cop26.

Il governo del Regno Unito avrebbe di fatto finanziato alcuni dei padiglioni, ma non sono stati in grado di supportare tutte le richieste di finanziamento, si legge ancora sul The Guardian.

E rimaniamo convinti di una cosa: le nazioni più povere rimarranno all’ombra anche stavolta. E non solo di padiglioni più grandi e splendenti.

Seguici su Telegram | Instagram Facebook | TikTok | Youtube

Fonte: The Guardian

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Seguici su Instagram
Seguici su Facebook