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L'Aquila, 6 aprile 2009. Una data che nessuno in Italia dimentica. Oggi sono passati tre anni esatti dal tremendo sisma che sconvolse il capoluogo abruzzese, che uccise 308 persone e che ha privato molte altre delle loro abitazioni. Nonostante le promesse iniziali, la città è ancora semideserta.

Pasqua si avvicina e mai come in questo periodo gli Aquilani sentono il dolore per la perdita dei cari, della casa, della propria vita, cambiata radicalmente dal terremoto, da quelle scosse, tante, temute anche prima di quelle che hanno devastato la città.

Numerose le denunce e gli scandali legati alla “macchina dei soccorsi”, più volte segnalati e raccontati anche dal docufilm Draquila, L'Italia che trema, di Sabina Guzzanti. Ma oggi regna solo il silenzio della disperazione, di chi non riesce a cancellare dai propri occhi l'orrore di veder frantumata la propria vita in pochi secondi, la paura di sentire ancora oggi tremare la terra sotto i piedi.

Intanto oggi, 6 aprile, 1.096 giorni dopo il sisma, nel capoluogo abruzzese, circa 10mila persone hanno partecipato alla fiaccolata e ad un momento di raccoglimento in Piazza Duomo. Una marcia silenziosa, accompagnata da 308 rintocchi di campana della chiesa delle Anime Sante e dalla lettura dei nomi delle vittime. In testa al corteo gli striscioni degli studenti universitari insieme alle foto degli otto loro amici sepolti nella Casa dello studente: “È triste leggere negli occhi di mamma e papà la certezza che neanche stasera tornerò a casa”.

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Tristezza che l'iniziativa "Mettiamoci una pezza!" sta cercando di alleviare. Riportare il colore e un po' di allegria a L'Aquila, tra l'altro premiata due anni fa dall'Istat come la città più verde d'Italia.

Il gruppo Animammersa ha deciso così di organizzare un'azione di Urban Knitting, che si svolgerà già da oggi nel centro storico del capoluogo abruzzese. 100 mq di superficie verranno ricoperti dai classici e coloratissimi lavori a maglia che abbiamo già ammirato in altri centri. Chiunque vorrà, potrà arricchire di colore la città. Un atto d'amore e di provocazione, secondo gli organizzatori, che vuole mantenere viva la memoria di ciò che la città era stata.

Francesca Mancuso

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