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Che lo smog uccidesse a ritmo sostenuto era cosa nota da tempo, ma oggi a mettere nero su bianco i dati allarmanti è l’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità – secondo cui nelle zone urbane del mondo il numero di decessi per inquinamento sale vertiginosamente. E continua a salire.

Secondo i dati pubblicati dall’organizzazione, ogni anno oltre due milioni di persone muoiono per l'inalazione di particelle fini (PM10) che inquinano l'aria e la maggior parte di queste avvengono nelle città, dove il numero di morti premature da attribuire all'inquinamento sale vertiginosamente fino a toccare cifre da capogiro: 1,34 milioni.

Molti di questi decessi però potrebbero essere facilmente evitati se si rispettassero i valori delle linee guida fornite dall'Oms. Secondo l’analisi effettuata, le città del mondo che rispecchiano questi valori sono pochissime e il numero di morti dovute all’inquinamento tende ad aumentare. Segno che non c’è affatto un’inversione di tendenza.

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Uno sguardo ai numeri: l'Oms ha fissato la soglia di tolleranza a 20 microgrammi per metro cubo, ma in alcune metropoli la concentrazione raggiunge anche i 300 microgrammi. Qualche esempio? La Mongolia registra una concentrazione media annuale di 279 microgrammi, il Botswana 216 e il Pakistan 198. In Italia la media è intorno ai 37 microgrammi, la Grecia 44, la Francia27 e gli Stati Uniti – paradossalmente i più virtuosi - sono addirittura sotto la soglia, fermandosi a 18.

Ad inquinare di più – oltre naturalmente alle industrie – sono i trasporti: “Le particelle PM10 - spiega l'Oms - possono penetrare nei polmoni, entrare nella circolazione del sangue e provocare cardiopatie, tumori ai polmoni, casi d'asma e infezioni delle vie respiratorie inferiori”.

Verdiana Amorosi

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