porto_Genova

Genova si prepara a rendere sostenibile il sistema di approvigionamento energetico del proprio porto, il più importante in Italia. Per farlo si affida al dio mitologico Tritone. È così che si chiama il progetto che prevede la costruzione di una piattaforma di 3 mila quadrati galleggiante, ancorata al fondo del mare da solide cime e poco distante dal fronte del porto, nella quale verrà prodotta energia ricavata bruciando i semi di Jathropha.

Difficile immaginare qualcosa di più futuristico per una città che da alcuni anni sta soffrendo sulla pelle dei suoi storici cantieri navali la crisi economica globale e l’incognita del petrolio. Eppure il progetto Tritone, che verrà ufficialmente lanciato tra qualche giorno, punta a dare una nuova opportunità all’indotto portuale. La nave – fabbrica infatti, troverà a Genova l’occasione di testarsi per poi essere replicato in altri porti d’Italia. La dimensione, piccola rispetto alle normali piattaforme energetiche che arrivano a occupare fino 150mila metri quadri, e la potenza ne fanno infatti un oggetto facilmente impiantabile in altre realtà.

Partiranno dal Brasile, invece, le navi cariche di semi di Jathropha che riforniranno la centrale. Conosciuta anche come la nocciolina delle Barbados, questa pianta, velenosissima per gli esseri umani ma molto resistente ai terreni aridi, arriverà a Genova per essere trasformata in olio dall’elevato potere energetico.

jatropha

Questa non è l’unica fonte alternativa prevista dal progetto. Lungo la diga foranea che collegherà la piattaforma alla terra ferma verranno posizionate pale eoliche di nuova concezione disegnate per l’occasione dall’architetto genovese per eccellenza Renzo Piano. Sui tetti dei magazzini invece verranno posizionati pannelli solari mentre le navi che attraccheranno troveranno una “spina” a disposizione per poter ricaricarsi dell’elettricità necessaria.

Un sistema complesso che prevede di incidere sul lavoro di decine di migliaia di persone, quante sono quelle che lavorano all’indotto portuale. Sono coinvolte nell’operazione, infatti, le maggiori società che gestiscono i cantieri navali locali come il Gruppo Gin. Per il trasporto e la commercializzazione di oli vegetali sembra sia stato coinvolto il terminal Saar, leader nel Mediterraneo e possessore della superficie acquea necessaria. Le 50mila tonnellate di semi l’anno necessari per la fabbrica invece verranno fatti arrivare da una serie di piantagioni, lavorate da popolazione rurale secondo parametri etici e sociali da una società di aiuti internazionali.

Pamela Pelatelli

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