Inurbamento, biodiversità, ambiente, cambiamenti climatici

Megalopoli, metropoli, megacittà. Tralasciando qualsiasi esercizio di virtuosismo definitorio, il dato è che i tessuti urbani di tutto il mondo stanno vivendo una crescita esplosiva e tumultuosa, da San Paolo e Rio de Janeiro a Shangai e Giacarta, passando per Città del Messico e Lagos, per citare solo alcuni toponimi. Inurbamento che nei prossimi 20 anni comporterà rischi significativi sia per gli abitanti che per l'ambiente globale e la biodiversità.

 

Questo è l’allarme lanciato dai ricercatori delle università statunitensi di Yale, Arizona State, Texas A & M e Stanford nel dossier “A Meta-analysis of Global Urban Land Expansion”, pubblicata sulla rivista PlosOne.

La metanalisi stima che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di 590 mila miglia quadrate, ovvero un’area di dimensioni pari all’intera Mongolia. Con conseguenze gravissime per l’ambiente, come avverte Karen Seto della Yale School of Forestry & Environmental Studies, autore principale dello studio : “Si sta andando verso un'espansione delle città in direzione di foreste, savane e coste, centri nevralgici per la biodiversità, tanto sensibili quanto vulnerabili”.

“Sappiamo molte cose sugli schemi globali della crescita mondiale della popolazione –prosegue Seto- mentre sappiamo molto meno sulla dinamica di crescita delle aree urbane. Le variazioni della superficie di territorio associate all'urbanizzazione sono all'origine di molte trasformazioni ambientali, dalla perdita di habitat alla conversione a del terreni agricoli, fino ai cambiamenti climatici locali e regionali”.

Responsabili del 75 per cento dei consumi energetici a livello mondiale e dell’80% delle emissioni di anidride carbonica prodotte nel pianeta, le aree urbane mondiali sono cresciute, secondo i ricercatori, di almeno 22.400 Km2 nel periodo che va dal 1970 al 2000 : “questo dato è enorme –spiega Seto- ma, in realtà, l'espansione dei terreni urbani è stata di gran lunga superiore a ciò che la nostra analisi mostra”, dal momento che il team ha esaminato solo studi ricavati da dati satellitari.

A caratterizzare le vite dei cittadini dei nuovi mega centri catalizzatori di flussi migratori non solo sovraffollamento, povertà e degrado, ma anche forte esposizione agli impatti di un clima fuori controllo, soprattutto sulle coste: “di tutti i luoghi per lo sviluppo urbano –conclude Seto- queste aree sono le più vulnerabili. La popolazione qui residente e le infrastrutture sono a rischio di inondazioni, tsunami, uragani e altri disastri ambientali”.

Dati che spaventano, certo, ma che dovrebbero anche spingerci a migliorare l’attuale sconnessa, e il più delle volte insensata, pianificazione urbana.

E per concludere ci sembra opportuno ricordare le illuminanti parole di Galileo Galilei che, quasi 5 secoli fa, avvertiva: “Noi non dobbiamo considerare che la Natura si accomodi a quello che parrebbe meglio disposto a noi, ma conviene che noi accomodiamo l’interesse nostro a quello che essa ha fatto.”

Roberta Ragni

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