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Se le giornate di ieri e di oggi sono importanti per tutti i cittadini italiani chiamati alle urne per decidere sul referendum abrogativo, ancor di più lo sono per i cittadini milanesi che allo spoglio sapranno se per la loro città è giunto il momento di virare verso l’ambiente.

Hanno, infatti, raggiunto subito il quorum i cinque referendum cittadini per l'ambiente e la qualità della vita: ieri sera alle 22 avevano votato circa 378 mila milanesi, cioè il 38%, superando la soglia del 30 per cento necessaria per rendere valide le consultazioni.

Queste le questioni poste ai cittadini milanesi: la riapertura delle vie d’acqua, la cancellazione del parcheggio della Darsena, l’obbligo di trasformare con una percentuale minima del 50% in aree verdi tutte le aree soggette a cambio, maggiore severità nei regolamenti edilizi energetici, e l’estensione dell’Ecopass, croce e delizia della città.

Era dal referendum per la chiusura del centro storico del 1985 che non si raggiungeva la validità delle consultazioni locali: "La voglia di partecipazione dei milanesi continua", hanno detto Edoardo Croci, Marco Cappato e Enrico Fedrighini del comitato promotore “MilanoSìMuove”.

Appoggiato anche dall’ex sindaco Letizia Moratti - e promosso da organismi internazionali come l’Ocse, il referendum cittadino è stato oggetto di polemiche che sembrano non volersi placare neanche con la notizia del raggiungimento del quorum, accolta comunque con entusiasmo.

I promotori parlano, infatti, di una vera e propria operazione di “boicatoggio”: “Avevamo ricevuto precise garanzie dall'amministrazione comunale e dalla Prefettura riguardo all'effettiva diffusione di una circolare per fornire istruzioni ai presidenti di seggio affinché le 5 schede milanesi fossero consegnate contemporaneamente alle 4 schede nazionali. Invece si moltiplicano le segnalazioni di elettori a cui vengono consegnate le schede dei referendum milanesi solo su richiesta, in contrasto anche con le istruzioni ministeriali che indica che «in nessun caso il presidente deve prendere l'iniziativa di chiedere per primo all'elettore se vuole astenersi dal votare per una o per alcune delle consultazioni che si svolgono contemporaneamente”.

Polemiche a parte, ora il comune meneghino ha 60 giorni di tempo per portare in consiglio i cinque temi all’ordine del giorno, valutando quali soluzioni trovare.

Roberta Ragni

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