Torino

Una città capace di produrre alta tecnologia, ridurre i consumi energetici degli edifici, promuovere trasporti puliti e migliorare la qualità della vita. Si definisce così una Smart City. E Torino si candida a essere una delle trenta città europee che si sfideranno nella corsa verso l’aggiudicazione degli 11 miliardi di euro che la Comunità Europea ha messo a disposizione per contribuire a rendere più intelligenti alcune aree metropolitane.

L’indagine dell’UE sulle Smart City nasce quattro anni. All’epoca l’obiettivo era andare a individuare quelle realtà urbane medio-grandi, sofferenti sul piano dell’immagine ma potenzialmente attrattive sia sul piano sociale sia culturale ed economico. I parametri individuati dall’Università di Vienna, a cui era stata commissionata la ricerca, erano stati: economy, people, governance, mobility, environment e living. Un mix di elementi che avevano il compito di fondere le nuove teorie sulle città creative con quelle relative alla smart economy: da un lato qualità della vita e creatività, dall’altra sviluppo di ICT e investimenti.

Da allora il progetto si è ampliato diventando un nodo importante delle politiche comunitarie. Soprattutto ha assunto il ruolo di stimolare la competizione tra le città al fine di accrescere l’impegno dei governi a migliorare le proprie performance in materia ambientale e tecnologica.

A luglio, verrà emesso un bando dalla forte attrattività economica a cui solo una rosa di città ben preparate potranno accedere. Tra queste, a rappresentare l’Italia, ha deciso di candidarsi Torino (ma lo ha annunciato anche Genova). Nel bel mezzo della sua metamorfosi, la città dell’auto punta a diventare una città sostenibile a pieno titolo. E lo fa schierando sul campo una squadra costituita da istituzioni pubbliche, università, aziende private e partecipate. Da Iren a Smat a Amiat passando per il Politecnico e l’Università fino a Telecom, Siemens e Fiat. E ancora Provincia, Regione, Camera di Commercio, Unione Industriale e San Paolo.

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Uno schieramento affollato eppure organizzato, che farà capo alla direzione comunale impegnata a scrivere il dossier nel quale la città indicherà le linee strategiche con le quali ha intenzione di far fruttare i denari che la Comunità Europea vorrà concedergli.

I filoni su cui si incardinerà il progetto di candidatura sono due: la riqualificazione energetica degli edifici esistenti e la mobilità sostenibile.L’obiettivo è riuscire ad abbattere i gas serra di oltre il 40%” e ridurre di 350 milioni la bolletta energetica della città che oggi ammonta a 1,6 miliardi di euro”, ha dichiarato l’attuale Assessore all’Ambiente, Roberto Tricarico. Un progetto ambizioso che prevede fin da subito un piano di azioni precise: da un lato l’adeguamento energetico degli edifici costruiti prima del 1990 e dall’altra l’evoluzione industriale dell’auto.

Altri risultano però essere gli elementi di interesse della candidatura. In particolare, la convergenza di pubblico, privato e mondo accademico all’interno di un piano strategico dove tutti apportano la propria conoscenza e competenza, integrandosi. Dalle parole, ovviamente, bisognerà passare ai fatti. Tuttavia i buoni propositi non mancano. Si inizia con il Politecnico che istituirà un Energy center al servizio delle imprese, segue Telecom che vuole studiare un sistema per integrare l’illuminazione esterna con l’energia per i bus elettrici, si passa per Fiat che sta studiando un modo per far comunicare i veicoli e segnalare la presenza di traffico e percorsi alternativi fino ad arrivare al Comune che investirà in abbonamenti integrati di bus, metro, car sharing e bike sharing.

Pamela Pelatelli

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