CityCenterChi avrebbe mai pensato di poter associare il concetto di sostenibilità ambientale alla capitale mondiale del lusso, del divertimento e dell'eccesso, Las Vegas? Sì, stiamo parlando proprio della città americana sorta nel bel mezzo del deserto del Nevada, famosa soprattutto per i casinò e gli hotel dalle mille luci colorate, con un'area metropolitana da 2 milioni di persone a cui si sommano ogni anno circa 40 milioni di visitatori. Una città in cui si utilizza il doppio di acqua rispetto alla già non lusinghiera media americana, tra fontane scenografiche, locali esclusivi e riproduzioni del Canal Grande, della Sfinge e della Tour Eiffel.


Restando in tema di quantità, vi giriamo anche un dato piuttosto curioso: tra aperitivi, spuntini e cene, nei locali di Las Vegas si consumano ogni anno più gamberetti che in tutto il resto degli Stati Uniti. Vi sembra un'informazione banale? Eppure, badate bene, non stiamo parlando di una centro portuale. Una simile sproporzione è solo apparentemente irrilevante, in quanto fa capire come i divertimenti e il lusso che da anni rendono la città tanto popolare dal punto di vista turistico abbiano costi ambientali elevatissimi anche in termini di trasporto e di distribuzione delle merci.

Insomma, è difficile parlare di sostenibilità in relazione ad un luogo tradizionalmente caratterizzato da sprechi e da eccessi. Eppure, qualche sforzo nella direzione di uno sviluppo un po' più green è stato fatto e si continua a fare, complice anche il nuovo e più instabile scenario economico. Alla fine del 2009, ad esempio, inizierà la prima fase di apertura del nuovo CityCenter della MGM Mirage Corporation, un investimento da più di 8 miliardi di dollari che, stando al progetto e crisi finanziaria permettendo, sarà interamente fruibile entro il 2010. Si tratta di un immenso complesso di edifici che occupa un'area di circa 31 ettari di terreno e che include casinò, negozi, piscina, un hotel da 4000 posti, ben tre residence e una spa. Un'opera decisamente faraonica, che aspira a diventare il più grande green building degli Stati Uniti e ad ottenere la certificazione LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), secondo gli standard fissati dall'U.S. Green Building Council.


Già, perché i materiali impiegati nella costruzione del CityCenter provengono per la maggior parte dal riuso (come il legno e i mattoni) o dal riciclo (come ad esempio le moquette), gran parte dei mobili, accessori e suppellettili deriva dal lussuoso casinò che sorgeva precedentemente nella stessa area, i rivestimenti in vetro sono stati progettati per evitare la dispersione del calore e per l'illuminazione e il riscaldamento la struttura attingerà ad un apposito impianto di cogenerazione, in modo da poter essere autosufficiente e da raggiungere degli standard di efficienza energetica il più possibile elevati. Inoltre, il progetto è studiato per sfruttare al meglio ventilazione e illuminazione naturale. Una volta ultimati, i vari edifici del complesso saranno collegati tra loro da un trenino elettrico, e tutti gli ospiti, i turisti e i dipendenti che lo raggiungeranno con Auto ecologiche avranno a disposizione un parcheggio preferenziale.

Non sappiamo ancora se il CityCenter otterrà davvero la certificazione LEED ed, eventualmente, quale sarà il suo rating. Tuttavia, al di là di possibili preoccupazioni ambientaliste, numerose ragioni spiegano la volontà dei costruttori di perseguire tale obiettivo: non soltanto un "edificio verde" permette di risparmiare sulle bollette ma la certificazione LEED consente anche di esigere canoni di affitto e prezzi di vendita più elevati, per cui l'investimento si fa ancora più redditizio. Infine, alcuni studi dimostrano che la produttività dei dipendenti è maggiore se l'edificio è salubre e sfrutta al meglio la luce naturale.

Che sia per amore nei confronti dell'ambiente o per puro calcolo economico, negli ultimi due anni nell'area di Las Vegas sono stati registrati ben 30 progetti LEED, tra i quali anche l'Echelon Place della Boyd Gaming Corporation. Si tratta di un complesso in costruzione dal 2007 e, se possibile, ancora più ambizione del CityCenter. L'Echelon Place interessa una superficie di ben 35 ettari e l'investimento previsto si aggira intorno ai 5 miliardi di dollari, una cifra che potrebbe essere destinata a crescere. Il progetto prevede, tra le tante attrattive, un casinò di 13 mila m2 e un hotel da 5300 camere. Inizialmente, l'apertura era stata fissata per la seconda metà del 2010, ma la crisi dei mercati finanziari ha costretto la Boyd Gaming ad interrompere i lavori, promettendo di riprenderli non appena la situazione economica tornerà stabile.

Di fatto, da molti anni a questa parte Las Vegas è la città americana che cresce più rapidamente, attraendo investitori e capitali da tutto il mondo: ciò ha determinato una notevole speculazione edilizia, con nuove strutture che aprivano, chiudevano, venivano abbattute e ricostruite a ritmi assolutamente frenetici. Un andamento che è stato frenato proprio dalla crisi economica e dall'instabilità delle borse, tanto da indurre i più pessimisti a ritenere che la capitale del lusso e del divertimento sia ormai destinata ad un lento declino.

Nella difficile situazione che si è creata, scommettere sulla sostenibilità ambientale e sull'efficienza energetica potrebbe essere un buon metodo per contenere le spese e ottimizzare, sul lungo periodo, il rapporto tra costi e benefici. Così, mentre lo stato del Nevada ha puntato tutto sul geotermico, incrementando notevolmente il numero delle centrali, con l'obiettivo di provvedere in tal modo al 25% del proprio fabbisogno energetico, nella scintillante capitale mondiale del divertimento l'edilizia sostenibile è diventata una vera e propria tendenza. Certo, la strada per rendere Las Vegas un'oasi ecofriendly è ancora molto molto lunga, ma la direzione, per una volta, potrebbe essere quella giusta.

Lisa Vagnozzi


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