Le rare zebre di Grevy dipendono ormai dagli esseri umani per il cibo, ed è colpa nostra

Nutrire la fauna selvatica è generalmente sconsigliato, ma nel caso della zebra di Grevy potrebbe essere l’unico modo per garantire la sopravvivenza di questa specie.

La zebra di Grevy (Equus grevyi) chiamata anche zebra imperiale, è un mammifero che vive in un’area dell’Africa compresa tra Kenya, Etiopia e Somalia.

Si tratta di zebre enormi e straordinari la cui popolazione è ormai ridotta a 2000 esemplari adulti e rischia di estinguersi in breve tempo.

La specie è infatti minacciata dalla caccia già dal XX secolo e gli esemplari oggi stanno soffrendo in modo drammatico per la carenza di risorse, dovuta soprattutto alla straordinaria siccità che da dieci anni colpisce il loro ecosistema.

Dal 2009, le regolari ondate di siccità provocate dalla crisi climatica hanno prosiugato i corsi d’acqua, reso aridi i terreni e seccato l’erba di cui le zebre si nutrono.

Zebre

Grevy’s Zebra Trust

Alla siccità, si aggiunge il pascolo del bestiame, sempre più rilevante man mano che l’allevamento intensivo cresce.
Per questo, sebbene normalmente sia una pratica da evitare, l’associazione Grevy’s Zebra Trust ha deciso di fornire cibo alle zebre, collocando nell’area migliaia di balle di fieno ogni anno dal 2011 a oggi.

Circa 3.500 balle di fieno vengono acquistate ogni anno da una provincia vicina meno arida, trasportate grazie a camion o moto e collocate lungo le rotte che le zebre percorrono per recarsi verso i corsi d’acqua.

Si tratta di una decisione presa per far fronte all’emergenza, perché nutrire gli animali selvatici li rende dipendenti dagli esseri umani, compromettendo la loro capacità di procacciarsi cibo.

La fauna selvatica non dovrebbe mai abituarsi ad avere a che fare con gli esseri umani, poiché questo tipo di interazione modifica pericolosamente il comportamento degli animali.
Quando una specie selvatica non teme più l’uomo, gli esemplari possono avvicinarsi ad abitazioni e campi coltivati, con conseguenti rischi per le persone e per le colture.

È quello che vediamo succedere anche da noi, con i cinghiali che sempre più spesso di avventurano fuori dai boschi alla ricerca di cibo, poiché i cacciatori hanno dato loro cibo per renderli più mansueti e più facilmente catturabili.

Purtroppo quando ciò avviene, la risposta è quasi sempre quella di abbattere gli animali divenuti pericolosi per l’incolumità umana e colpevoli di danneggiare le coltivazioni.

Nel caso delle zebre di Grevy, fornire loro cibo di cui nutrirsi è l’unico modo per evitare che muoiano di fame.
Per scongiurare il pericolo che gli animali si abituino alla presenza degli esseri umani, il cibo viene posizionato senza avvicinarsi alle zebre e senza avere alcun contatto con loro, così che non possano sapere da dove proviene il fieno.

Si tratta comunque di un intervento a breve termine, mentre l‘obiettivo a lungo termine è quello di trovare soluzioni per riuscire a far convivere esseri umani, bestiame e animali selvatici, ripristinando condizioni ambientali che consentano l’esistenza di pascoli per tutti gli animali.
Questo significherà abbattere alberi di acacia che non servono come nutrimento per le zebre e piantare semi di erba utile per gli animali.

La situazione dimostra come il nostro impatto abbia continuamente effetti devastanti sulla natura, generando eventi a catena cui fatichiamo a trovare soluzioni.
L’unico modo per evitare il ripresentarsi di problemi simili è imparare a gestire meglio il paesaggio e le risorse, così che esseri umani e altri animali possano prosperare insieme.

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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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