Vivisezione: topi usati per testare le tossine di cozze, vongole e ostriche

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Cozze, vongole, ostriche sono legate alla vivisezione. Se gli animali coinvolti ogni anno nella sperimentazione animale sono più di 900mila, solo nel nostro Paese, 12 milioni in Europa e 115 milioni nel mondo, in pochi sapranno che, tra loro, alcuni sono utilizzati per testare la mancanza di accumulo di biotossine algali, velenose per l’uomo, nei bivalvi, come cozze, vongole, capesante, ostriche e simili.

Questi molluschi filtratori, infatti, trattengono all’interno piccole alghe innocue per il bivalve, ma con effetti collaterali dannosi per la nostra specie. Per poter essere commercializzati per uso alimentare, quindi, devono essere periodicamente sottoposti a test di controllo. E ancora oggi, per diagnosticare tale presenza, vengono utilizzati altri animali.

Il metodo convenzionalmente utilizzato si chiama Mba, Mouse bioassay, è altamente invasivo e prevede l’impiego di tre topi, o tre ratti, nel cui addome viene iniettato il campione da testare. Si valuta, quindi, la comparsa di reazione diarrogena o la morte di almeno due animali su tre entro le 24 ore dall’inizio del test. I sintomi osservabili sono prostrazione, ipotermia o tachicardia.

Peccato che questo metodo, oltre a essere eticamente inaccettabile per via del dolore duraturo non alleviato da anestesia, gli spasmi e la morte di esseri senzienti, è anche scientificamente non attendibile nel rilevare la tossicità per la nostra specie, come hanno mostrato anche constatazioni rese note da pubblicazioni del settore e dall’EFSA, l’Autoritá europea per la sicurezza alimentare, nel 2007.

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Anche per questo molti Paesi europei non lo usano più da anni, prediligendo metodi sostitutivi predittivi, economici e pratici: Olanda, Irlanda, Slovenia, Danimarca, Germania, Belgio, Finlandia, Bulgaria, Norvegia e Portogallo hanno osservato il principio espresso dalla Direttiva e dal Regolamento comunitario applicando tecniche innovative che non ricorrono a test con animali.

E l’Italia? Nemmeno a dirlo, il nostro Paese resti ancorato a un modello della fine dell’800, dimostratosi immorale e pericoloso per l’uomo. Per questo la LAV ha chiesto al Ministro della Salute Lorenzin di rendere ufficiali i metodi sostituivi di rilevamento per le biotossine algali, già riconosciuti negli altri Paesi, avvalendosi della esplicita possibilità prevista dal Decreto Legislativo 116 del 1992. “Si tratta di test peraltro utilizzati anche dall’Istituto Superiore di Sanità, in modo da risparmiare, immediatamente, la vita di migliaia di animali ogni anno destinati a lenta agonia e morte”, conclude la Lega Antivivisezione.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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