Scoperto primo visone selvatico positivo al Covid-19: vive vicino a un allevamento da pellicce negli USA

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Non solo zoo e allevamenti. Anche i visoni selvatici possono contrarre il Covid. A confermarlo è stato il Dipartimento dell’Agricoltura americano. In particolare, il National Veterinary Services Laboratories (NVSL) ha scoperto il primo caso di animale selvatico libero risultato positivo al coronavirus. E’ un visone americano.

I visoni si stanno rivelando la specie più soggetta al Covid, dopo l’uomo. Per questo, purtroppo, tali animali rinchiusi negli allevamenti di tutto il mondo vengono brutalmente uccisi. Ora per la prima volta giunge notizia di un contagio rilevato in natura.

E’ sempre colpa degli allevamenti

Il servizio di ispezione sulla salute degli animali e delle piante del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha condotto una serie di analisi di sorveglianza della fauna selvatica in alcune specie che popolano le aree in cui sorgono gli allevamenti di visoni infetti nello Utah, in Michigan e nel Wisconsin. Da agosto a ottobre, le autorità sanitarie hanno effettuato tamponi sugli aniamli selvatici.

“Non ci sono attualmente prove che SARS-CoV-2 stia circolando o sia stato stabilito in popolazioni selvatiche che circondano gli allevamenti di visoni infetti. Sono stati campionati diversi animali di diverse specie di fauna selvatica, ma tutti gli altri sono risultati negativi” precisa l’USDA.

Tutti tranne uno. Un visone americano è risultato positivo a due differenti test. Tale animale, (Neovison vison), è una specie semiaquatica di mustelide originaria del Nord America.

La scoperta accende nuovi timori e in particolare la preoccupazione che l’infezione possa diffondersi tra i visoni selvatici, come ha detto il dottor Dan Horton, veterinario dell’Università del Surrey, nel Regno Unito. Il caso

“rafforza la necessità di intraprendere la sorveglianza della fauna selvatica e rimanere vigili”, ha aggiunto.

Anche un leopardo delle nevi trovato positivo in uno zoo

Se monitorare gli animali selvatici è difficile, lo è meno farlo per quelli in cattività. E purtroppo sono sempre di più i casi di creature rinchiuse negli zoo e contagiate. L’ultimo caso riguarda i leoni dello zoo di Barcellona. Ma anche oltreoceano la situazione è identica e mostra i limiti della cattività, ancora di più durante una pandemia.

Negli Usa, il coronavirus è stato trovato anche nelle tigri, nei leoni e adesso anche in uno leopardo delle nevi, rinchiuso presso lo zoo di Louisville nel Kentucky.

“Questo è il primo leopardo delle nevi negli Stati Uniti a risultare positivo al test SARS-CoV-2. Allo zoo sono in corso test di conferma per altri due leopardi.  Sono stati prelevati campioni da tre leopardi delle nevi dopo che mostravano segni di malattie respiratorie. Tutti e tre dovrebbero riprendersi completamente.  Si sospetta che abbiano contratto l’infezione da un membro del personale asintomatico, nonostante le precauzioni prese dallo zoo” spiega l’Usda.

leopardo nevi zoo

©USDA

Tali animali sono doppiamente vittime: da una parte essi vivono rinchiusi all’interno di uno zoo, lontani dal loro habitat naturale; inoltre, proprio in questi spazi ristretti rischiano di ammalarsi e di contrarre infezioni come il Covid-19.

“Stiamo ancora imparando a conoscere il SARS-CoV-2 negli animali, ma attualmente non ci sono prove secono le quali essi svolgano un ruolo significativo nella diffusione del virus alle persone. Sulla base delle informazioni disponibili, il rischio che gli animali diffondano il virus alle persone è considerato basso” spiega l’USDA.

Sembra più probabile il contrario ossia che sia l’uomo a contagiare gli animali durante il contatto ravvicinato. Siamo un pericolo per loro, soprattutto negli zoo.

Fonti di riferimento: BBC, Promedmail, Aphis Usda

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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