Uccelli morti: l’associazione vittime della caccia chiede il blocco dell’attività venatoria

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Sono centinaia gli uccelli morti ritrovati in varie zone del nostro Paese, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011. A Modena, ad esempio, sono state rinvenute ben 30 carcasse di tortore in soli tre giorni; mentre a Faenza il numero delle tortore ritrovate tocca quota 800. Per questo, l’associazione delle vittime della caccia si è rivolta al Ministero della Salute, dell’Ambiente e al Ministero dell’Agricoltura, chiedendo il blocco immediato dell’attività venatoria e risposte certe dalle autorità competenti.

L’associazione chiede di fermare la stagione venatoria per permettere alle autorità competenti di fare luce sui fatti sconcertanti dei giorni scorsi e accertare così che i decessi non siano collegabili al virus dell’aviaria denominato A sottotipo H5N1.

Alla luce degli accadimenti – si legge in una nota dell’associazione – che vedono ingenti quantità di uccelli e pesci morire improvvisamente in massa – misterioso fenomeno che si presenta contemporaneamente ad innumerevoli altri casi in tutto il mondo – chiediamo formalmente ai Ministeri competenti (Ministero della Salute, Ministero dell’Ambiente, Ministero dell’Agricoltura e Foreste) se non ritengano in forma cautelativa di dover sospendere l’attività’ venatoria su tutto il territorio nazionale in attesa di più certi ed ampi riscontri sanitari”.

Il contatto stretto della popolazione umana con animali infetti rappresenta un grave fattore di rischio per la salute pubblica – continuano i rappresentanti dell’associazione – A tal proposito l’OMS e altri organismi europei (ECDC, ) in collaborazione con il CCM , hanno puntato l’attenzione sulla necessita’ di attuare sistemi efficaci di prevenzione del contagio soprattutto per quanto riguarda la popolazione identificata a rischio”.

Il messaggio è chiaro: I cacciatori sono una categoria a rischio, perché è innegabile che i cacciatori entrino in contatto con uccelli selvatici potenzialmente infetti. Cosa rischiano raccogliendoli appena abbattuti, toccando il loro sangue o le feci, respirando le polveri, spiumandoli ed eviscerandoli? Cosa rischiano i loro familiari e la collettività tutta?”.

E poi concludono: “Perché nessuna istituzione sanitaria o scientifica non ha mai adottato misure preventive specifiche per preservare una delle categorie più esposte al rischio di contagio da parte dell’avifauna selvatica?”.

Verdiana Amorosi

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