Meno illuminazione e più alberi al posto del cemento: così le città possono salvare gli uccelli migratori

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Durante le loro migrazioni primaverili e autunnali, milioni di uccelli viaggiano spostandosi tra luoghi di riproduzione e di svernamento, creando un magnifico spettacolo naturale. Spesso i percorsi migratori degli uccelli coprono enormi distanze.

Per esempio, la parula di Blackpoll, piccolo uccello passeriforme di soli 12 grammi, originario dell’America del Nord, è in grado di percorrere fino a 1.500 miglia (oltre 2.400 km) tra i suoi terreni di nidificazione in Canada e quelli di svernamento nei Caraibi e in Sud America.

La maggior parte delle specie di uccelli migra di notte, quando i cieli sono tipicamente sgombri e sicuri, poiché i predatori sono meno attivi. Non è ancora chiaro agli scienziati come gli uccelli siano effettivamente in grado di percorrere così lunghe distanze in orario notturno.

La “scienza dei cittadini ecologici”

Il Cornell Lab of Ornithology della Cornell University (Ithaca, New York, USA) si occupa di migrazione degli uccelli e, in particolare, ha analizzato in che misura i fenomeni migratori siano influenzati da fattori quali i cambiamenti climatici e la presenza di luce artificiale nelle ore notturne. In un recente studio, i ricercatori della Cornell hanno avuto accesso a milioni di osservazioni di uccelli effettuate dai cd. “cittadini scienziati” per mappare la presenza di specie di uccelli migratori in 333 città degli Stati Uniti, nelle quattro stagioni (inverno, primavera, estate ed autunno).

Dato che molte delle specie considerate sono di piccole dimensioni e migrano di notte, la capacità degli scienziati di utilizzare dispositivi di localizzazione elettronici è fortemente limitata. Tuttavia, Internet e le nuove tecnologie dell’informazione hanno incentivato diverse iniziative di Citizen Science. Cittadini volontari accedono ai portali online specializzati per inserire le loro osservazioni del mondo naturale. Una di queste iniziative, eBird, consente agli osservatori di uccelli di condividere le loro osservazioni con il resto del mondo, da qualsiasi luogo e a qualsiasi ora. Ciò ha prodotto uno dei più grandi database del mondo di “scienza dei cittadini ecologici”.

Ad oggi, eBird contiene oltre 922 milioni di osservazioni di uccelli rilevate da oltre 617.000 partecipanti. Le informazioni raccolte dai ricercatori sono state elaborate per determinare la variazione del numero di specie di uccelli migratori in rapporto al livello di inquinamento luminoso di ciascuna città.

I danni dell’inquinamento luminoso

Le specie di uccelli migratori si sono evolute per utilizzare determinate rotte migratorie e particolari tipi di habitat, quali foreste, praterie o paludi. Mentre gli esseri umani possono apprezzare la visibile presenza di uccelli migratori nelle aree urbane, le popolazioni di uccelli non ne traggono beneficio, anzi.

Le aree urbane celano numerosi pericoli per gli uccelli migratori. Inoltre, non possono offrire né adeguate risorse alimentari, né un sicuro riparo, necessari agli uccelli durante la fase di migrazione o quando crescono i loro piccoli. Gli ornitologi della Cornell University sono piuttosto preoccupati per il progressivo allontanamento degli uccelli migratori dalle rotte migratorie tradizionali e dai loro habitat naturali. Dall’analisi dei dati di eBird è emerso che sono proprio le città ad ospitare gran parte delle specie di uccelli migratori nelle stagioni primaverile e autunnale.

La luminosità del cielo notturno delle città è generata perlopiù da fonti di luce artificiale, come edifici e lampioni. L’innalzamento del livello di inquinamento luminoso è stato associato all’aumento delle specie di uccelli coinvolti nella migrazione; tale fenomeno è dovuto alla grande capacità di attrazione delle fonti di illuminazione artificiale delle metropoli statunitensi, che orientano il comportamento migratorio degli uccelli, i quali tendono a concentrarsi nelle aree urbane. Al contrario, le specie di uccelli migratori sono meno numerose durante l’estate e nei mesi invernali, a causa degli inospitali habitat forniti dalle città, prive di ampie aree boschive, e dell’impatto negativo dell’inquinamento luminoso sul comportamento e sulla salute degli uccelli. Inoltre, siccome in estate e in inverno gli uccelli migratori sono attivi solo durante il giorno e le popolazioni sono prevalentemente stanziali, le aree urbane non rappresentano destinazioni ideali per la migrazione.

I nemici urbani degli uccelli migratori

Le aree urbane sono senza dubbio luoghi rischiosi per gli uccelli migratori. La principale minaccia è costituita dal rischio di collisione contro edifici o tralicci. Negli ultimi 50 anni le popolazioni di uccelli migratori si sono drasticamente ridotte ed è probabile che l’inquinamento luminoso delle metropoli abbia contribuito alla loro decimazione. Gli scienziati hanno evidenziato gli effetti negativi dell’inquinamento luminoso sugli uccelli migratori, che sono disorientati dalle luci artificiali al punto di ostacolarne i movimenti. Gli uccelli si raggruppano intorno a fonti luminose, proprio come gli insetti sono attratti dalle luci artificiali di un portico nelle ore notturne. In sintesi, le città sono la principale fonte di inquinamento luminoso per gli uccelli migratori. Quest’ultimi si rifugiano in città durante la loro migrazione e tendono a stazionare nei parchi cittadini.

Meno illuminazione, più alberi e meno cemento

Gli scienziati della Cornell University hanno anche esaminato la correlazione esistente tra la variazione nel numero di specie osservate in ciascuna città e due elementi dello spazio urbano: l’abbondanza di vegetazione nella chioma degli alberi e la presenza di superfici impermeabili (cemento e asfalto). I risultati del citato studio mostrano che la migrazione degli uccelli nei centri urbani verrebbe agevolata da eventuali opere di rimboschimento e, come già osservato, da progetti urbani di riduzione dell’inquinamento luminoso, specialmente in primavera e in autunno. Il clima è un ulteriore fattore determinante per le migrazioni. Da un lato, per l’”effetto isola di calore” (heat island effect), le strutture e le superfici pavimentate delle città assorbono e sprigionano più calore rispetto alle superfici naturali, rendendo le prime meno ospitali delle seconde. Dall’altro, se edifici, strade e parcheggi hanno sostituito quasi integralmente le aree verdi delle città, le zone urbanizzate sono necessariamente più calde delle zone periferiche circostanti. In inverno gli uccelli traggono tuttavia beneficio dal soffrire di meno il freddo e dalla maggiore probabilità di trovare insetti.

Fonti: The Cornell Lab of Ornithology/Environmental Pollution Elsevier/Science/eBird/National Geographic

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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