Trump ci ripensa, ma gli elefanti non sono ancora salvi (PETIZIONE)

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Il piano di Trump che avrebbe concesso di portare a casa i trofei di caccia potrebbe fermarsi. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente americano a pochi giorni dalla notizia della revoca di questo divieto, introdotto dalla precedente amministrazione.

Con un tweet sul proprio profilo Twitter, Trump ha appena fatto sapere di aver messo in pausa il suo piano. Che sia stata l’enorme pressione arrivata social media? Di certo, non è ancora detta l’ultima parola.

Di recente, Trump aveva modificato la legge che vietava ai cacciatori americani di fare a pezzi gli elefanti e di portarne a casa le teste come trofei. Eliminando il divieto, i cacciatori avrebbero potuto riprendere questa macabra pratica applicata in paesi come lo Zambia e lo Zimbabwe

Ne è nata una protesta globale. Contro Trump si sono scatenati animalisti e non da tutto il mondo, chiedendo un immediato passo indietro.

Gli elefanti rischiano l’estinzione. Il commercio di avorio è generalmente vietato a livello internazionale. Per anni, gli Stati Uniti sono stati leader globali nella conservazione di queste creature maestose, il cui numero si è ridotto rapidamente a causa del crescente bracconaggio in Africa. La loro cattura è stata spesso collegata a criminali internazionali e persino a gruppi terroristici perché l’avorio è estremamente prezioso sul mercato nero.

Consentire l’importazione di trofei elefanti sarebbe gravissimo in primo luogo perché promuove il commercio illegale di avorio. Più la caccia legale è consentita e incoraggiata, più avorio ci sarà nel flusso del commercio. Ciò rende più difficile isolare e porre fine al commercio illegale. Le popolazioni di elefanti in questi paesi sono già ridotte allo stremo. In Zambia, il loro numero è sceso a meno di 22.000 unità, solo il 10% dei 200.000 rilevati nel 1972. In secondo luogo, una simile decisione danneggerebbe economicamente alcune nazioni come Zambia e Zimbabwe.

Altri “trofei”, ad esempio, parti di leoni, possono ancora entrare negli Stati Uniti dallo Zambia e dallo Zimbabwe grazie, si fa per dire, a un’altra decisione introdotta dall’amministrazione americana proprio quest’anno.

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Non si sa ancora se Trump deciderà di fare un passo indietro. Nel frattempo possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo, firmando la petizione di Aavaz.

Francesca Mancuso

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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