Trump approva la caccia di cuccioli di orso attirandoli con ciambelle (e il figlio spara a una rara pecora coi soldi dei contribuenti)

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Ora è ufficiale. L’amministrazione Trump rende ancora più facile la vita ai cacciatori permettendo loro di uccidere i cuccioli di orso e di lupo in Alaska usando ciambelle, fari e altre esche.

Ieri è stata inserita una nuova norma nel registro federale  con cui l’amministrazione Trump mette fine al divieto, introdotto 5 anni fa dall’amministrazione Obama, di alcune pratiche. Tra queste, troviamo sparare a un caribù da una barca e colpire animali da aeroplani e motoslitte. Ma non solo. Ai cacciatori sarà presto permesso di avventurarsi nelle riserve nazionali dell’Alaska e impegnarsi in pratiche che i gruppi di tutela degli animali considerano riprovevoli: attirare gli orsi in letargo dalle loro tane con le ciambelle per ucciderli e usare la luce artificiale come i fari per correre nelle tane dei lupi e uccidere le madri e i loro cuccioli.

Le nuove norme entreranno in vigore tra 30 giorni. Secondo gli autori ossia funzionari statali amanti della caccia, in Alaska i regolamenti introdotti nel 2015 da Obama violavano le tradizionali pratiche di caccia native ed erano più restrittivi di quanto fosse consentito nelle terre statali.

Le modifiche alle regole sono in sospeso dal 2018. Quell’anno, l’allora segretario degli interni Ryan Zinke ha rilasciato un promemoria ai capi dipartimento dichiarando che la gestione dei pesci e della fauna selvatica sulla terra federale “dovrebbe essere data agli stati”. Ma le associazioni ambientaliste e animaliste hanno definito disumani tali cambiamenti.

“Le terre protette nazionali di Denali, Katmai, Gates of the Arctic e altri sono i luoghi in cui le persone viaggiano da tutto il mondo, nella speranza di vedere questi animali iconici, vivi nel loro habitat naturale”, ha detto Theresa Pierno, presidente e CEO della Associazione per la conservazione dei parchi nazionali (National Parks Conservation Association). “Tirare fuori dal letargo mamma e orsetti non è l’eredità di conservazione che i nostri parchi nazionali sono destinati a preservare e non c’è modo di curare o gestire la fauna selvatica del parco.”

Di fatto è stato dato il via alla caccia di orsi e lupi in piena pandemia da coronavirus. E il modo è davvero brutale. Sarà infatti possibile utilizzare pratiche crudeli come adescare gli orsi con ciambelle, pane imbevuto di grasso e altri alimenti.

La mossa è stata elogiata dai membri della delegazione congressuale dell’Alaska e dal governatore Michael J. Dunleavy (R), che lo hanno definito

“un passo verso il riconoscimento del legittimo controllo dell’Alaska su risorse ittiche e faunistiche in tutto lo stato”.

Trump Jr a caccia di pecore rare

Intanto, il figlio di Donald Trump si trova coinvolto in una situazione a dir poco spiacevole, per i contribuenti americani. Lo scorso anno, il controverso viaggio di caccia al trofeo di Donald Trump Jr. in Mongolia è costato ai contribuenti circa 60.000 dollari rispetto a quanto il governo abbia divulgato in precedenza, secondo i documenti ottenuti da CREW dopo aver fatto causa per una richiesta della Freedom of Information Act.

Il viaggio di otto giorni è stato controverso: secondo Citizens for Responsibility and Ethics, a Trump Jr. infatti sarebbe stato assegnato retroattivamente un permesso per cacciare una pecora argali in via di estinzione, dopo averla già uccisa. Il viaggio di caccia al trofeo mongolo di Donald Trump Jr. è costato ai contribuenti 17.704 solo per pagare il servizio segreto.

“Come figlio del presidente, Donald Trump Jr. ha diritto alla protezione dei servizi segreti e dovrebbe essere protetto, ma i contribuenti meritano di sapere quanto stanno pagando per facilitare la sua caccia al trofeo e le interazioni con i principali donatori politici e leader stranieri. Il CREW sta ancora indagando su altri aspetti del viaggio, incluso se fosse coinvolto il Dipartimento di Stato e se a Don Jr. fosse stato concesso un permesso dal Dipartimento degli Interni per riportare indietro il corpo della pecora” spiega Citizens for Responsibility and Ethics.

Una famiglia che di certo non può dirsi amica degli animali.

Fonti di riferimento: Citizens for Responsibility and Ethics, Federal Register, The Washington Post

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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