©Stephanie Higgins

Questo topolino africano rosicchia un albero velenoso e diventa tossico per i suoi predatori (e può uccidere anche un elefante)

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Diventa talmente velenoso da riuscire uccidere anche un elefante: è un minuscolo grazioso topolino (Lophiomys imhausi) dell’Africa orientale a pelo lungo e dalla coda cespugliosa, che sembra un incrocio tra una puzzola e un istrice. Tuttavia, non spruzza sostanze chimiche maleodoranti né la sua pelliccia è così ispida da essere intoccabile: l’unico modo che di proteggersi è mangiare una pianta velenosa (che i cacciatori locali usano da centinaia di anni per creare frecce avvelenate).

Il topo non ingerisce la pianta, ma piuttosto la “spalma” lungo tutta la sua pelliccia, “sporcandosi” con tossine che formano una vera e propria armatura chimica artificiale contro iene, cani selvatici e qualsiasi altro predatore abbastanza.

La conferma della sua tremenda letalità è recente e descritta in uno studio pubblicato sulla rivista Mammalogy, che lo descrive come l’unico mammifero conosciuto a raccogliere veleno vegetale come mezzo di difesa chimica.

Secondo i ricercatori, bastano pochi milligrammi della tossina trovata sulla pelliccia del topo per uccidere un essere umano o mettere fuori combattimento un elefante.

Ci sono soltanto un altro paio di mammiferi velenosi, come gli ornitorinchi maschi o il toporagno americano dalla coda corta. Tuttavia, il ratto in questione (Lophiomys imhausi) è l’unico mammifero che trae la sua difesa chimica tossica da una fonte esterna. Vale a dire, estrae le tossine dall’Acokanthera schimperi, noto anche come albero della freccia velenosa.

Questo fantastico topolino usa quindi l’ambiente a proprio vantaggio, non solo per cibo e riparo, ma anche per protezione: mastica la corteccia dell’albero e poi applica la sostanza tossica sulla loro pelliccia leccandosi. Geniale.

Questo comportamento era ben noto tra la gente del posto, ma solo di recente i ricercatori guidati da Sara Weinstein dell’Università dello Utah e la Smithsonian Institution, hanno documentato formalmente la pelliccia velenosa del ratto crestato dell’Africa orientale.

In ogni caso, nonostante trasportino veleno mortale, sono erbivori pacifici che trascorrono la maggior parte del loro tempo a mangiare, ad accoppiarsi, pulirsi a vicenda o arrampicarsi sui muri per raggiungere i loro nidi. Sembrano anche essere monogami e condividono molti tratti visti in altri animali monogami come grandi dimensioni, lunga aspettativa di vita e un lento tasso di riproduzione.

L’inafferrabile ratto crestato africano non è una specie che preoccupa l’Unione internazionale per la conservazione (IUCN), l’organizzazione che elenca le specie come minacciate o in pericolo di estinzione. Ma dal momento che ci sono così pochi dati su questi animali, il loro status è in realtà in discussione e, secondo i ranger locali, potrebbero effettivamente essere nei guai.

Non abbiamo numeri precisi, ma di sicuro c’è stato un tempo a Nairobi in cui le auto li investivano e c’erano incidenti stradali ovunque – ha detto Bernard Agwanda, curatore di Mammals presso i Musei del Kenya. Adesso incontrarli è difficile. Il nostro tasso di cattura è basso. La loro popolazione sta diminuendo“.

Per il prossimo futuro, il team di ricercatori prevede di continuare il lavoro sul campo in Kenya per comprendere meglio la fisiologia e il comportamento di questi affascinanti ratti. In particolare, gli scienziati vorrebbero conoscere quali sono le basi genetiche che consentono ai mammiferi di resistere alle tossine che normalmente avrebbero dovuto ucciderli.

Fonte: Mammalogy

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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