Ancora un capodoglio spiaggiato in Sicilia: è il terzo in pochi giorni in meno di 150 KM

terzo capodoglio sicilia

Siamo a tre esemplari trovati morti nel giro di pochi giorni in appena 150 KM. Al confine tra la provincia di Palermo e quella di Messina, non lontano dal primo spiaggiamento di un capodoglio, ancora un cetaceo è stato trovato spiaggiato con frammenti di plastica nello stomaco.

È il terzo in un periodo davvero breve e la cosa comincia a far riflettere sul perché di tante morti così ravvicinate.

L’ultimo ritrovamento delle scorse ore è avvenuto sulla spiaggia di Capo Cavalà, località non distante da Milazzo e, più o meno come gli altri, anche questo piccolo capodoglio ancora senza denti misurava circa sei metri.

Deceduti in mare e trascinati dalla corrente a riva, tutti e tre i cuccioli sono stati trovati con una colorazione rosea dovuta alla decomposizione in atto che aveva fatto scomparire la cute tipicamente grigiastra.

Dall’inizio dell’anno sono ben sette adesso i capodogli spiaggiati sulle coste italiane. Tra gli ultimi, in ordine temporale, quello di fine marzo, a Porto Cervo, quando era stata trovata una femmina di capodoglio gravida con 22 chili di plastica nello stomaco.

E non solo, a rendere ancora più inquietante il quadro è anche il recupero di una tartaruga marina morta a causa di un nodulo di plastica nell’esofago a Scoglitti, nel Ragusano.

I tre giovani capodogli trovati nella costa nord della Sicilia in meno di cinque giorni è un fatto del tutto nuovo per l’isola, se si considerano sia il breve lasso di tempo sia la poca distanza fra le tre zone in cui si sono spiaggiati.

Sulla causa della morte è chiaro, in primis, che si tratti di plastica ingerita, ma gli esperti che in questi giorni si stanno occupando di effettuare la necroscopia degli animali non escludono altre ipotesi.

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“Ora inquinamento acustico, plastica, malattie dovute a deficit immunitari per carenza alimentare e inquinanti ingeriti e disturbi antropici di varia natura continuano a non permettere la loro ripresa”, dicono dall’associazione Filicudi Wildlife Conservation, che invoca, tra l’altro, la creazione di un’area marina protetta tra le isole Eolie, nelle cui acque nel passato questi animali sono stati sterminati dalle spadare illegali per la pesca di tonno e pesce spada.

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Perché tutte queste morti insomma? Per la stragrande maggioranza dei soggetti le cause di morte sono direttamente legate proprio alle attività antropiche, prime tra tutte il traffico marittimo e la pesca, ma sono in aumento le contaminazioni da plastica. 

Per questo motivo Greenpeace, con l’organizzazione The Blue Dream Project condurrà fino all’8 giugno (Giornata mondiale degli oceani), una spedizione di ricerca, monitoraggio e documentazione dello stato dei nostri mari in relazione all’inquinamento da microplastiche.

Si tratta del “MAYDAY SOS Plastica” e si concentrerà nel Mar Tirreno Centrale, un’area marina di particolare importanza per il patrimonio di biodiversità e potenzialmente esposta a fenomeni di accumulo di materie plastiche. In tre settimane, verranno toccate alcune aree marine protette (Ventotene, il Regno di Nettuno-Ischia, Tavolara-Punta Coda Cavallo, Arcipelago Toscano).

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