Strappano i denti agli animali per fare foto con i turisti. Crudeltà per guadagnare ‘Mi Piace’

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I Loris lento, piccoli primati dai grandi occhi dolci, sono spesso vittima della crudeltà umana. Una pratica molto diffusa è quella di strappare loro i denti per permettere ai turisti di scattarsi selfie con loro o per consentire a persone facoltose di avere degli esemplari di questa specie selvatica nel proprio giardino.

Strappare i denti agli animali selvatici per un selfie

I Loris lento (Nycticebus coucang) sono piccoli primati che abitano le foreste di Indonesia, Malaysia, Thailandia, Birmania, Indocina. Protagonista del film animato Madagascar, il piccolo primate è diventato famoso tra i turisti, che si divertono a farsi selfie a pagamento con esemplari di questo animale dagli occhioni dolci.

Poiché il morso del lori è velenoso, per consentire ai turisti di scattarsi foto con i lori senza correre rischi, è pratica comune quella di asportare i denti a questi piccoli animali. La crudele operazione avviene senza anestesia e con assoluta violenza, è molto dolorosa e può portare a gravi infezioni e condurre alla morte l’animale.

Inoltre, gli esemplari cui sono stati strappati i denti, non possono più essere reinseriti nel loro habitat, poiché non sarebbero in grado di cacciare e alimentarsi e quindi di sopravvivere. Qualche anno fa, ad esempio, l’associazione Wildlife Friends Foundation Thailand aveva condiviso la straziante storia di Boris, un esemplare di Lori recuperato senza denti e con una frattura al polso. L’animale, dopo essere stato sfruttato nel business delle foto ricordo è stato abbandonato in natura, dove però sarebbe sicuramente morto.

I Lori sono a rischio estinzione e rientrano nella lista per la salvaguardia delle biodiversità dell’International Union for Conservation of Nature’s Red List of Threatened Species.

Purtroppo quella di strappare i denti è un’abitudine diffusa anche in riferimento ad altre specie, come i delfini, così come ai felini vengono strappati gli artigli.

La sofferenza degli animali per profitto e vanità dell’uomo

Il traffico di animali esotici è il terzo commercio illegale più remunerativo dopo quello di droga e armi. Nei Paesi in cui i tassi di povertà sono elevati, possedere un animale esotico nel proprio giardino è simbolo di potere e ricchezza.

In Indonesia, ad esempio, politici, militari e uomini d’affari costruiscono parchi zoologici privati con specie selvatiche e spesso anche protette, sebbene sia illegale. Che si tratti di specie protette o meno, sottrarre animali dal loro habitat rappresenta un danno molto grave alla biodiversità dell’ambiente naturale.

Inoltre gli esemplari non sono addomesticati, dunque possono risultare aggressivi e mordere e, in alcuni casi, il morso può essere anche velenoso. Così come avviene per consentire ai turisti di scattarsi foto con gli animali selvatici, per evitare che gli animali feriscano l’uomo i venditori hanno la crudele abitudine di strappare loro i denti .

La sofferenza degli animali che sopravvivono non finisce con l’estrazione dei denti. Gli esemplari sono costretti a vivere in cattività e spesso muoiono a causa della malnutrizione. La maggior parte delle volte, i proprietari non sanno nemmeno a quale specie appartenga l’animale acquistato e non ne conoscono le abitudini alimentari, somministrando di conseguenza cibo sbagliato.

Altri esemplari muoiono a causa dello stress dato dal vivere in cattività. Questi piccoli primati sono generalmente animali con abitudini notturne, costretti ad essere esposti durante le ore di sole per la vanità dei loro proprietari, che vogliono vederli e interagire con loro. A volte, dopo l’acquisto vengono abbandonati, ormai incapaci di vivere in natura. Questi piccoli primati dovrebbero rimanere nel loro habitat naturale, lontani dalla crudeltà umanache li usa per foto ricordo o per i propri parchi zoologici privati.

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  • Tatiana Maselli
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Laureata in Scienze e Tecnologie Erboristiche, redattrice web dal 2013, ha pubblicato per Edizioni Età dell’Acquario "Saponi e cosmetici fai da te", "La Salvia tuttofare" e "La cipolla tuttofare".
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