Sperimentazione animale: il topo come modello non funziona, lo dicono i ricercatori

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I topi sono cattivi modelli di ricerca? Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences” è proprio così: i risultati della sperimentazione sui topi non possono essere trasferiti sul modello umano per almeno tre diversi tipi di patologie (sepsi, traumi e ustioni).

Dopo anni di ricerche, dopo che milioni di topi e ratti sono stati sacrificati in nome del presunto progresso scientifico, dopo che a centinaia di migliaia di pazienti sono stati somministrati farmaci realizzati e testati sulla base di questo modello animale, il team di scienziati rivela che per studiare una risposta infiammatoria, la miglior ricerca è quella condotta sulla fisiologia umana.

Non stiamo dicendo di non utilizzare modelli animali, ma dobbiamo riconoscere che i sistemi di modello semplice non riproducono la complessa malattia umana“, si affretta a specificare Ronald Tompkins, professore della Harvard Medical School e co-autore dello studio, che nasce da un progetto ideato per studiare sistematicamente le risposte genetiche risultanti da alcuni stimoli infiammatori acuti negli esseri umani.

Ma l’Enpa non ha dubbi. Si tratta dell’ennesima prova del fallimento della sperimentazione animale. “Il caso della sepsi è paradigmatico – spiega il direttore scientifico dell’Enpa, Ilaria Ferri -. Ai pazienti sono state somministrate circa 150 terapie farmacologiche precedentemente sperimentate sui topi: ebbene, nessuna di queste ha prodotto sull’uomo i risultati sperati, già osservati nelle cavie. Questo perché, come sostengono gli autori della ricerca, la biologia di un topo è profondamente diversa da quella di un uomo; così come sono differenti nelle due specie sia le manifestazioni patologiche sia le risposte fisiologiche. In altri termini, non c’è alcuna correlazione tra i geni dell’uomo e quelli dei topi“.

Dunque, secondo l’Enpa, il “paper” dei ricercatori americani ha una valenza più ampia dei soli topi, che potrebbe “far vacillare gli assunti di base, peraltro mai validati scientificamente, su cui si regge il sistema della sperimentazione animale“. La sperimentazione animale “è inutile e paradossale perché alla fine, come dimostra la pubblicazione scientifica, anche noi uomini diventiamo cavie: topi di 70 kg sui quali vengono sperimentati farmaci inaffidabili in quanto sviluppati a partire da un modello inattendibile. Pertanto, fermare i test sugli animali significa salvare la vita a milioni di esseri senzienti e contribuire realmente al vero progresso della scienza medica“, conclude Ilaria Ferri.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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