Create le prime scimmie “chimera”

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Si chiamano Roku, Hex e Chimero e sono le prime scimmie chimera al mondo. Al pari del mito greco della chimera, con il quale si definivano degli esseri il cui corpo e le cui sembianze fossero costituite da quelle di più animali, sono nate, cioè, mescolando insieme i genomi di diversi animali, da embrioni che contenevano cellule appartenenti a diversi ovuli fecondati.

In altre parole, le tre scimmiette sono un vero e proprio mosaico genetico: nelle cellule del proprio organismo hanno un numero più elevato di genomi, fino a sei. Da qui il nome dei gemellini Roku ed Hex, che indica in giapponese e greco questo numero. Insomma, non si tratta di chimere frutto delle mitologia, come sfingi, minotauri o centauri, ma di scimmie vere, in carne e ossa, frutto della sperimentazione animale. Si infrange così il sogno di un America un po’ più cruelty free, dopo che l’annuncio del blocco delle sovvenzioni alla ricerca biomedica e comportamentale sui primati da parte degli istituti della salute americani, i National Institutes of Health, aveva fatto ben sperare. E dall’Oregon National Primate Research Center della Oregon Health and Science University di Portland (Usa), dove per capirci, nel 1997 fu clonata la prima scimmia, arriva l’ennesima batosta.

Lo studio, pubblicato su Cell, sarebbe la nuova frontiera degli studi sulle staminali e servirebbe ad apprendere, migliorare e raffinare le tecniche di realizzazione di queste cellule per riparare i tessuti danneggiati nell’uomo. “Il nostro è un traguardo importante spiega Shoukhrat Mitalipov, autore dello studio- perché abbiamo dimostrato una differenza chiave tra le diverse specie e tra i differenti tipi di cellule, che si rifletterà sulla nostra conoscenza delle cellule staminali e sul loro possibile utilizzo nella medicina rigenerativa”, perché queste cellule, pure essendo di provenienza diversa, non si fondono mai, ma lavorano insieme per portare avanti la normale funzione del tessuto o dell’organo di cui fanno parte. “Se vogliamo trasferire le terapie basate sulle staminali dai laboratori alla clinica e dal topo all’uomo, abbiamo bisogno di capire cosa possono o non possono fare queste cellule dei primati. Abbiamo bisogno di studiarle nell’uomo, inclusi gli embrioni umaniha concluso il ricercatore.

Roku and Hex from OHSU News on Vimeo.

Questo vuol dire forse che dovremmo gioire? Assolutamente no. Per la Lav, infatti, si tratta di una “pessima notizia per iniziare il 2012” con un “gioco tetro e senza senso”. Gli stessi ricercatori hanno specificato che queste sperimentazioni non potranno essere applicato all’uomo: si tratta di una ricerca di base “fine a sé stessa”, “assolutamente inutile”, che fonda le sue radici nella possibilità di fare praticamente tutto sugli animali, come fossero oggetti da smontare e rimontare per semplice curiosità; un macabro cubo di Rubik vivente, spiega l’associazione animalista. Ma questo, a quanto pare, non impedisce il gioco degli alchimisti della sperimentazione sugli animali. “Ci auguriamo che questa sia l’ultima notizia su un esperimento di comprovata inutilità scientifica che ha coinvolto gli animali, e speriamo che il 2012 sia portatore, invece, di notizie incoraggianti di una ricerca vera, utile e senza animali”, conclude Michela Kuan, biologa Responsabile LAV settore vivisezione.

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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